Wydawca: Media4Commerce SRL Kategoria: Obyczajowe i romanse Język: angielski Rok wydania: 2014

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Opis ebooka Tempesta d’Amore - Vol. 3 - AA. VV.

All’Hotel Fürstenhof, in Baviera, continuano le romantiche e avvincenti storie dei protagonisti di Tempesta d’Amore, la soap opera in onda su Rete4.Doris placherà i sensi di colpa di Konstantin e theresa?La forza dell’amore riporterà insieme la giovane birraia e Moritz? Werner e Doris o Charlotte e Julius: quale coppia è destinata a lasciarsi? L’appassionante lettura di questi nuovi romanzi vi lascerà senza fiato...

Opinie o ebooku Tempesta d’Amore - Vol. 3 - AA. VV.

Fragment ebooka Tempesta d’Amore - Vol. 3 - AA. VV.

I romanzi di

Tempestad’amore

Volume 3

Un’edizione Fivestore

Sturm der Liebe 2013

© Bavaria Fernsehproduktion GmbH

Su licenza di BAVARIA SONOR

Bavariafilmplatz 7, D – 82031 Geiselgasteig

Progetto grafico e redazione: Actual Srl - Milano

AA.VV.

Traduzione a cura di Soget Srl

© 2013 Fivestore - RTI S.p.A.

SOMMARIO

Eterno amore

Amore e sofferenze

Eterno amore

CAPITOLO 1

Theresa fissava Peter. Quanto avrebbe voluto confidarsi con lui! Aveva avuto un terribile litigio con Konstantin, che alla fine aveva distrutto l’orologio di Gitti, l’unica prova esistente contro Doris. All’ultimo momento, però, la ragazza decise di non raccontare nulla.

«Non sarebbe giusto», disse a bassa voce. «Riguarda soltanto me e Moritz».

Lui annuì: «Se hai bisogno di parlare con qualcuno, sai dove trovarmi». La sua offerta di aiuto non la lasciò indifferente.

«Hai già fatto molto per me. Questa volta devo venirne a capo da sola». Theresa se ne andò a malincuore verso il birrificio.

«Grazie per aver fatto ragionare tua moglie». Konstantin aveva appena detto a sua madre che Theresa non l’avrebbe denunciata.

«Però ha sempre il sospetto che l’incidente fosse un modo per colpire lei», affermò guardando Doris con aria inquisitoria.

«Ma è assurdo!», gridò la madre. «Sarei andata dalla polizia e mi sarei costituita per omissione di soccorso dopo aver causato l’incidente?», aveva già parlato con il suo avvocato. «Mi ha detto di aspettarmi una multa salata e che mi toglieranno un paio di punti dalla patente… Rischio addirittura che mi venga ritirata».

«Sarebbe potuta andare peggio», rifletté Konstantin. «Se Gitti fosse morta…».

«Non me lo sarei mai perdonato», mormorò guardando a terra.

«Se è vero quello che dici, la faccenda per me è chiusa».

Guardò la Madonna. «Lei è la mia testimone», giurò fissandolo negli occhi.

«Allora possiamo soltanto sperare che la polizia non abbia obiezioni». Se gli ufficiali fossero andati al Fürstenhof per fare delle indagini, avrebbero scoperto che lui in realtà non era Moritz. «Ma se in futuro dovessi accorgermi che stai tramando contro mia moglie, sosterrò Theresa nella denuncia. Possiamo portare l’orologio di Gitti alla polizia in qualsiasi momento». Era una bugia, ma Doris non lo sapeva.

«Sono tua madre», si lamentò la donna. «Io mi fido di te e tu ti fidi di me».

«Non esserne così sicura».

Voleva toccarlo, ma lui si ritrasse. In quel momento entrò Werner nell’appartamento.

«Avete litigato ancora?». Percepì subito la tensione tra i due.

Konstantin uscì senza dire altro.

«Theresa!», Doris sospirò con tono vittimistico. «Non avrò mai un buon rapporto con lei: aizza Moritz contro di me».

«La cosa ti meraviglia?», replicò Werner in tono canzonatorio.

«Sto pagando per i miei intrighi…», confermò pentita.

«Il rapporto tra suocera e nuora è stato sempre un terreno scottante», le disse in tono consolatorio.

«Ma non vorrei che mio figlio ne soffrisse», replicò in tono patetico. «Ma a chi lo sto raccontando? Anche tu sei padre…».

Theresa cercava di concentrarsi sul suo lavoro: doveva finire di preparare il volantino per l’inaugurazione della trattoria, ma non riusciva a ottenere un risultato soddisfacente. Konstantin si presentò al birrificio e le porse un mazzo di fiori.

«Sensi di colpa?», chiese lei pungente. «Pensi di sistemare tutto con qualche fiore?».

«Perdo facilmente il controllo», riconobbe lui. «Lo sai bene».

«Certo!», rispose lei con rabbia. «Per un argentino focoso come te è del tutto normale distruggere un orologio… una prova!».

«Posso solo chiederti scusa», replicò lui. «Ti prego, perdonami».

«Forse dovresti capire da che parte stai e se ci tieni alla vita di tua moglie».

«Mia madre non ti farà niente, te lo giuro!», provò a insistere lui pieno di passione.

«Siamo alle solite», constatò lei. «Volevi proteggere tua madre, mentre io desideravo che lei avesse quello che si merita. Che coppia armoniosa!». Il sarcasmo nella sua voce era chiaro.

«Non posso riparare l’orologio», disse Konstantin a bassa voce.

«Allora devo rassegnarmi al fatto che Doris esca da questa storia illesa?!». Theresa lo fulminò con lo sguardo. «Ma certo, è solo tua moglie la persona che è stata quasi uccisa da lei!».

Konstantin si ricordò del pericolo in cui si trovava. Che cosa gli sarebbe successo se si fosse scoperto che non era Moritz? «Non credere che abbia affrontato mia madre con i guanti di velluto».

«Di sicuro ha avuto paura di te», affermò Theresa per prendersi gioco di lui.

«E le ho fatto credere che abbiamo ancora l’orologio», continuò. «Quindi, se anche avesse veramente pianificato qualcosa contro di te, è convinta che abbiamo ancora in mano quell’oggetto».

Theresa non si sentiva affatto compresa: «Tua madre attenta alla mia vita e tu la proteggi!». Gli rimproverò di averla piantata in asso. «Mi aspetto che mio marito stia dalla mia parte!».

«È quello che faccio!», gridò lui disperato. «Perché ti ostini a non fidarti di me?».

«Ti fai manipolare da tua madre». Scoppiò in un riso amaro. «Stai dalla sua parte e non te ne rendi nemmeno conto!».

«Ti amo!», replicò. «Sei la cosa più importante che ho al mondo!».

Lei si tranquillizzò un po’. «Lo so», confermò lei. «Ma il fatto che tua madre abbia campo libero…». Theresa era davvero spaventata da quella donna.

«Non aver paura di lei», la rassicurò Konstantin. «Al massimo puoi temere processo. Potrebbe rovinare tutto e non voglio che tutto venga distrutto. Alla fine il nostro amore…». La strinse a sé. Lei voleva staccarsi, ma lui non glielo permise. «A volte ho la sensazione che per te il nostro amore non sia importante come lo è per me».

Theresa tacque. Dopo una breve esitazione, Konstantin la lasciò andare e lei se ne andò.

«Theresa non si fida di me». Moritz si confidò con Xaver, che ormai sapeva che cosa gli era successo, che aveva perso la memoria e che era innamorato di Theresa Burger. «Vedo che è preoccupata, ma non vuole dirmi niente. A volte penso di conoscerla da sempre, a volte di non conoscerla affatto».

«Non conosci bene neanche te stesso», replicò Xaver.

«Ti ringrazio, perché mi ricordi i miei problemi con grande sensibilità», disse ironico Moritz con un velo di tristezza.

«Adesso seriamente, quanto sei sincero tu con lei? Theresa non sa niente dell’amnesia, però deve aprirsi completamente con te?». Moritz tacque imbarazzato. «Rassegnati: Theresa è sposata con Moritz van Norden».

«Hai ragione: dovrei togliermela dalla testa», ammise Moritz rassegnato. Proprio in quel momento, ricevette una chiamata di Charlotte Saalfeld sul suo cellulare: avrebbe dovuto portare una pianta al birrificio, per Julius König.

Gitti si era affaticata troppo: temeva così tanto che Rosalie volesse rimpiazzarla come direttrice, che poco dopo l’incidente era già alla sua scrivania per occuparsi degli affari del Fürstenhof. All’improvviso fu colta da forti mal di testa. Michael la portò a casa sua: non era necessario che andasse all’ospedale, ma doveva riguardarsi.

«Come mai Gitti ha tutta questa energia?», gli chiese André meravigliato. «Io sarei felice di stare a casa un paio di giorni».

«Ho sottovalutato la competizione tra sorelle», Michael sospirò.

«Cosa c’entra adesso? La signorina Engel è solo in sostituzione di Gitti». Michael chiese al coinquilino di ribadirlo anche alla fidanzata: aveva la sensazione di non riuscire a essere convincente con lei in quel momento…

Julius consolò Michael.

«Non dovrebbe prendere troppo seriamente i rimproveri di Gitti a causa di Rosalie», suggerì. Gitti aveva rinfacciato a Michael di aver aiutato la sua sorellastra a trovare un lavoro nella direzione.

«Non ha motivo di essere gelosa», ribadì il medico.

Julius gli credette. «Comunque, sono felice che lei abbia aiutato Rosalie». Sorrise. Il rapporto con la sua seconda figlia in quel momento era difficile, quindi era importante che altre persone stessero vicine a Rosalie.

Parlando con suo padre, Gitti capì che la direzione non poteva che trarre vantaggio dall’esperienza di Rosalie. Anche lei voleva che l’albergo andasse bene, ma la cosa che più voleva era guarire.

Rosalie trovò in ufficio l’agenda di sua sorella. Gitti vi aveva annotato alcune idee per il programma vip del torneo di golf, ormai alle porte.

«Visita al birrificio e degustazione», lesse Rosalie a mezza voce e rifletté. «Non è una brutta idea, cara sorellina». Un sorriso maligno le apparve sul viso.

«Ho un’idea fantastica!», annunciò ad André, che lei aveva invitato a fare una breve passeggiata. «Agli ospiti esclusivi potremmo proporre la visita del birrificio: ne faremo un grande evento e mostreremo alla gente che tutti i nostri prodotti sono locali, compresa la birra».

André era colpito dall’intraprendenza di Rosalie. Tuttavia non voleva essere lui a fare da guida nel birrificio, in fondo non era un esperto. «Dev’esserci un esperto», considerò. «E lei sa bene chi è l’esperto in questo caso…».

Rosalie contorse il viso. Non era particolarmente desiderosa di confrontarsi con suo padre, ma André le chiarì che non poteva fare a meno di Julius.

«Signorina Engel, scappando non risolve nulla», aggiunse. «È pur sempre suo padre. Pensi alla lettera: non l’ha lasciata indifferente, lo so». Lei serrò le labbra. «Parli con lui! Ne sarà felice. E sarà orgoglioso di sua figlia, che ha idee così belle».

Moritz giunse al birrificio con la pianta che Charlotte aveva ordinato per Julius. L’uomo fu felicissimo del regalo, lo mise in ufficio, poi sparì nel laboratorio. Theresa, che era ancora seduta di fronte al computer, e Moritz si scambiarono uno sguardo.

«Stai meglio?», le chiese con cautela.

«Non riuscirò a preparare il volantino per l’inaugurazione», rispose evasiva.

«Fammi vedere». Si mise dietro di lei e guardò la bozza sullo schermo. «Possiamo fare di meglio». Prese il mouse.

Theresa era felice di stargli vicino e dell’aiuto che le stava dando. D’altra parte, però, sapeva che era pericoloso avvicinarsi a Peter Bach, perché c’era una strana attrazione tra loro…

Le loro mani si toccarono varie volte mentre lavoravano insieme al computer e il volantino assumeva un aspetto sempre migliore.

«È stupendo!», constatò Theresa. «Dove hai imparato?».

«Elaborare idee già ottime è molto facile», disse.

«Bugiardo e adulatore». I due si guardarono negli occhi. «Farò stampare i volantini domani, poi li dobbiamo distribuire».

«Potrei aiutarti», propose.

«Davvero?», Theresa lo ringraziò per la gentile offerta.

Julius stava andando da Charlotte, quando incontrò Rosalie. Lei respirò profondamente e iniziò a parlargli. Con sua grande sorpresa gli diede del tu.

«Ci ho riflettuto», gli spiegò. «In realtà, dovremmo andare d’accordo in qualche modo».

«Lo penso anche io!», concordò Julius con gioia. Dopo che lei gli ebbe spiegato la sua idea delle visite al birrificio, lui si dichiarò disponibile a portare gli ospiti del Fürstenhof dietro le quinte del Burger Bräu; anche se non ne aveva molta voglia, sarebbe stato un modo per fare qualcosa insieme a sua figlia.

Charlotte diede la sua benedizione a questa idea. Vedeva quanto fosse felice Julius per aver riallacciato i contatti con la figlia Rosalie… e se lui era felice, anche Charlotte lo era.

Konstantin era già a letto, quando Theresa arrivò a casa. Si era intrattenuto con Werner, che gli aveva dato un paio di consigli su come comportarsi con la moglie. Inoltre, i due si erano dati appuntamento la mattina presto per andare a pesca.

Theresa era delusa di non riuscire a parlare più con suo marito. Si sarebbe volentieri riconciliata con lui, non voleva più litigare e si rendeva conto che la situazione era difficile anche per Konstantin: si trovava diviso tra lei e la propria madre. Forse era stata davvero ingiusta?

Doris fu tutt’altro che entusiasta, quando la mattina successiva venne a sapere che Werner e suo figlio volevano andare a pesca insieme. Werner aveva appena chiuso la porta dietro di sé, quando lei si inginocchiò davanti alla Madonna.

«Dios te salve, Maria», pregò. «Aiutami, ho paura. Loro due non sanno di essere padre e figlio. Che cosa succede se scoprono la verità? Ho taciuto troppo a lungo…».

Konstantin si tradì subito, quando raccontò a Werner che in Argentina andava sempre a pescare.

«Pensavo che te ne fossi andato dall’Argentina quando eri molto giovane…», si stupì Werner.

«Sì, ma…», Konstantin cercò frettolosamente una scusa. «Ci sono andato un paio di volte in vacanza». Era riuscito di nuovo a scamparla.

«Io in Argentina non ho mai pescato». Werner sorrise. «In ogni caso, non pesci».

«Sei stato in Argentina?», chiese Konstantin confuso.

«Certo! Lì ho conosciuto tua madre. Non lo sapevi?». No, Konstantin non lo sapeva e qualcosa iniziò a frullargli in testa. «Tua madre allora lavorava come cameriera al country club». Werner si fece trasportare dai ricordi. Lui stesso in Argentina aveva comprato cavalli per il Fürstenhof. «Se non fossi stato ancora sposato… purtroppo tra me e tua madre non poteva esserci niente, ma per fortuna nella vita ci si incontra sempre una seconda volta».

«Quando sei stato in Argentina?», chiese Konstantin agitato.

«Aspetta, era… il 1978! Verso la fine dell’anno».

Mentre Elena andava al lavoro, per caso incontrò Moritz. Lui colse l’occasione per parlarle.

«Ti ho fatto del male», iniziò.

«È stata anche colpa mia», rispose lei. «Avrei dovuto accorgermi che non mi amavi quanto ti amavo io. Ti ho assillato».

La sua generosità lo colpì. «Sei una persona meravigliosa. Qualsiasi altra donna mi avrebbe cavato gli occhi».

«Perché avrei dovuto?», ribatté Elena. «Non mi volevi ferire».

«No, certo che no», disse lui. «Ero fermamente convinto…», si interruppe e lei si ricordò di quando suo padre sotto ipnosi lo aveva convinto che l’avrebbe amata.

«Mi sono illusa», ammise lei.

«Non sei più arrabbiata?», chiese lui.

Lei scosse la testa. «No. Non hai mai approfittato dei miei sentimenti».

«Non conosco nessuno che sia sincero come te». Sperava di tutto cuore che potesse trovare un uomo capace di apprezzarla.

Questo complimento mise in difficoltà Elena. Moritz non immaginava che lei gli stesse mentendo: conosceva la sua vera identità…

«Si sentirà comunque tradito e preso in giro quando lo scoprirà». Tanja non aveva altro da aggiungere, quando Elena le raccontò dell’incontro con Moritz.

«Un giorno glielo dirò», le assicurò Elena. «Ma adesso siamo sulla buona strada… Potremmo diventare amici!».

«Anche se lo ami ancora?», la voce di Tanja era scettica. «Che amicizia c’è tra voi, se gli nascondi una cosa del genere?».

«Hai ragione». Elena si sprofondò nella sedia come uno straccio.

Piena di entusiasmo, Theresa organizzò la distribuzione dei volantini: Julius e André li avrebbero consegnati in paese, lei e Peter nei paesi limitrofi. Il tempo era bello e Theresa era felice di fare una passeggiata in bicicletta all’aria aperta. In realtà non avrebbe dovuto trascorrere così tanto tempo con Peter, ma d’altra parte cosa c’era tra loro?

In poco tempo avevano già distribuito quasi tutti i volantini. Quando Theresa, in preda all’entusiasmo, iniziò ad andare a zig zag in una strada di campagna, il resto degli inviti cadde dal cestino della bicicletta. Divertiti, lei e Moritz raccolsero i fogli e, mentre li prendevano, si avvicinarono sempre di più. D’un tratto si ritrovarono attaccati e si guardarono negli occhi. L’aria si fece tesa. Moritz si piegò e la baciò con dolcezza. Lei corrispose il bacio, ma si allontanò velocemente e lo guardò confusa.

«L’ho sempre saputo. Noi due…», cominciò Moritz.

Il rimorso era visibile nello sguardo di Teresa. «… abbiamo fatto una cosa irragionevole», concluse in fretta.

«Siamo innamorati da sempre», disse lui sorridendo.

«Chi ha detto che io sono innamorata? Mi sono solo fatta trasportare». Ma Moritz si rese conto che lei stava negando i propri sentimenti. «È stato solo un bacio!», affermò. «Non c’è motivo di dare chissà quali interpretazioni».

«Perché ti difendi?», chiese. «Mi sono accorto che io per te significo qualcosa».

«È stato un momento di debolezza!», provò a giustificarsi lei. «Sono sposata. E con te… è sbagliato».

«A me è sembrato un bacio sincero», obiettò lui.

«Devo tornare al birrificio». Theresa prese la bicicletta e iniziò a pedalare come se dietro di lei ci fosse il diavolo in persona. Moritz la guardò allontanarsi pieno di malinconia.

Come aveva potuto lasciarsi andare così?! Theresa si sarebbe data volentieri uno schiaffo. Sapeva che Peter provava qualcosa per lei, proprio per questo non l’avrebbe mai dovuto baciare! Okay, aveva bisogno di consolazione dopo la litigata con Konstantin, ma non avrebbe mai tradito suo marito! Era stato un bacio che non significava niente. Peter l’aveva colta di sorpresa. E l’inaugurazione della trattoria era la cosa più importante.

CAPITOLO 2

Julius andò a fare visita a Gitti. Le raccontò della proposta di Rosalie di organizzare visite guidate al birrificio.

«Non è eccezionale?», le chiese con gioia.

«A prescindere dal fatto che era una mia idea…», Gitti voleva alzarsi in piedi, ma suo padre la trattenne. «Questa donna mi farà impazzire!», sbuffò. «Io ho avuto l’idea di portare gli ospiti a visitare le aziende agricole della regione e il birrificio durante l’evento. Rosalie deve aver trovato la mia agenda. L’ho capito subito, quella vuole portarmi via il lavoro… e adesso coinvolge anche te nei suoi piani!».

Julius fissò la figlia come fulminato. Rosalie l’aveva solo usato?

«Hai rubato l’idea di Gitti!», disse Julius rivolgendosi a Rosalie, pieno di rabbia. Lei rispose prontamente che non era vero.

«L’idea non è poi così eccezionale. Ci ho riflettuto due minuti…».

Lui non le diede fiducia. «Mi hai tirato in ballo a scapito di Gitti!», la rimproverò. «Dai chi hai preso questo brutto carattere?!».

«Rosalie fa di tutto perché non si riesca a creare un buon rapporto con lei», Julius si lamentò con Charlotte. «Perché si comporta da carogna?».

«Non sono una psicologa, ma…». Charlotte pensava che dietro il comportamento di Rosalie si celasse una profonda ferita. «Quella ragazza ha bisogno di molta attenzione e di affetto. Se non li riceve…». Sicuramente non era tutta colpa di Julius, Rosalie aveva avuto delle brutte esperienze con gli uomini. «Forse è per questo che è diventata così dura».

«Non ha mai avuto una storia felice?».

«Se c’è stata, è durata poco. Lukas aveva lasciato Rosalie subito dopo il matrimonio, perché era innamorato di Sandra, mentre Felix le aveva preferito Emma. Con il dottor Niederbühl la relazione sarebbe potuta diventare seria, ma lei lo tradì con Jacob Krendlinger». Julius era visibilmente scosso. «Anche la relazione con Stallburschen è andata male, perché lui non era all’altezza», continuò Charlotte. «Per finire, sai bene come si è conclusa la storia con Maxim Klinker-Emden».

«Quello era veramente pessimo», constatò Julius.

«Gli altri, invece, erano uomini gentili e seri…», replicò lei.

«Forse non erano quelli giusti», pensò lui. «Rosalie ha bisogno di un uomo che le metta un freno».

«Di bell’aspetto e ricco», aggiunse poi Charlotte con un leggero sarcasmo.

Lui sospirò: avrebbe fatto di tutto per aiutare la figlia, anche se era una vera carogna…

Konstantin e Werner erano appena tornati all’hotel, quando il ragazzo andò a cercare sua madre.

«Sii sincera: Werner Saalfeld è il mio padre naturale?».

Doris se lo ritrovò all’improvviso davanti. «Stai fantasticando», ribatté lei. «Siamo usciti solo un paio di volte!».

«Smettila di farmi passare per stupido!», le gridò. «C’era qualcosa tra di voi».

«Sì, abbiamo avuto una storia», ammise la madre. «Ma ciò non significa certo che lui sia automaticamente tuo padre».

«Che coincidenza che il vostro incontro sia avvenuto quando sono stato concepito», continuò lui per sbeffeggiarla. «In quel periodo avevi relazioni con più uomini?».

«Le mie storie passate non ti riguardano», cercò di chiudere la discussione Doris.

«Okay. Proverò a fare un test del dna», Konstantin si voltò per andarsene.

«Aspetta!», poi la donna esitò ancora un momento. «Forse è arrivato il momento di chiarire i rapporti familiari».

«Allora è vero?». Lei annuì. «Perché non avevi detto a Werner che eri incinta?», chiese lui dopo un lungo silenzio.

«A che cosa sarebbe servito? Werner era già partito quando mi sono accorta di essere incinta: era tornato dalla sua famiglia in Germania, non aveva scelto di stare con me. In quel periodo non mi aveva mai promesso un futuro insieme».

«Ma con un figlio cambia tutto!», si alterò Konstantin. «E lui ti ha amato!».

«In ogni caso, Werner voleva restare con sua moglie». E Doris era troppo orgogliosa per farsi rifiutare da lui quando era incinta.

«Che pazzia!». La voce di Konstantin era come sopraffatta. «Forse saremmo stati una famiglia felice! E un uomo ha il diritto di sapere quando diventa padre». Di sicuro Werner li avrebbe aiutati almeno dal punto di vista economico. «Non ti saresti mai trovata in questa situazione e non mi avresti dovuto vendere!». Doris non sapeva come controbattere. «Il tuo orgoglio è stato più importante di tuo figlio!».

Xaver stava smistando utensili da cucina, stoviglie e altre cose da alcuni scatoloni che aveva recuperato da un trasloco. Moritz lo aiutò e, in uno degli scatoloni, trovo un cucchiaio per rimestare il mosto. In passato veniva utilizzato nei birrifici.

«È un regalo di inaugurazione perfetto per Theresa!», esclamò entusiasta. «Devo solo dargli una sistemata».

«Sarebbe meglio lasciarla perdere», lo ammonì Xaver.

«Troppo tardi». Un sorriso apparve sulle labbra di Moritz. «Io e Theresa oggi ci siamo baciati!».

Xaver rimase attonito per un attimo. «Ahi, ahi, ahi», sospirò. «Giù le mani dalle donne sposate: non va mai bene!». A causa di una storia simile, Xaver aveva perso il lavoro in Svizzera. «Stai andando consapevolmente incontro una catastrofe e non ne uscirai infelice soltanto tu, ma anche la tua amata».

Moritz, però, non pensava affatto di togliersi Theresa dalla testa.

Elena aveva riflettuto. La cosa migliore sarebbe stata che Moritz recuperasse la memoria da solo.

«I rom hanno un antico rituale», raccontò a Tanja. «In questo modo, forse, è possibile creare una sorta di legame con lui. Ma non tutti ci riescono. Bisogna avere un dono». Per fortuna, Elena possedeva questa capacità.

Insieme a Tanja, la ragazza era seduta al tavolo della stanza del personale. Anche se si era concentrata tantissimo, non funzionò.

«Forse avrei bisogno di qualcosa che gli appartiene», rifletté.

Tanja indicò l’armadietto di Moritz: «Magari con quello funziona… provaci!».

Elena si alzò e mise una mano sull’armadietto. Restò in piedi con gli occhi chiusi per un po’, poi li riaprì terrorizzata.

«L’ho visto!», ansimò. «Aveva un tridente in mano!».

Tanja rabbrividì. Era il segno del diavolo! Proprio in quel momento, Moritz entrò nella stanza e teneva in mano il cucchiaio per rimestare il mosto… che aveva la forma del tridente! Elena e Tanja si scambiarono uno sguardo complice: aveva funzionato! Moritz se ne andò ed Elena fu subito assalita dalla paura.

«Che cosa succede se fa qualcosa senza riflettere?», le chiese. «Se si vendica di suo fratello?».

«Sono affari suoi», rispose Tanja. «Io e te non abbiamo il diritto di decidere per lui».

«Ti fidi di una persona, le credi… ma questa non fa che mentirti in continuazione». Konstantin era evidentemente confuso e Theresa temeva che avesse saputo del bacio con Peter. Konstantin, invece, le raccontò che Werner era il suo padre naturale. Theresa rimase a bocca aperta quando sentì le sue parole. «La cosa peggiore è che mia madre non me lo avrebbe mai detto se non l’avessi messa sotto pressione, se non l’avessi scoperto io per caso». Sembrava abbattuto. «Sono mesi che lascia che io e Werner parliamo del più e del meno…».

«Beh, questo comportamento si adatta al suo modo di essere». Theresa non era riuscita a reprimere questa osservazione.

«Per tutta la vita ho desiderato avere un padre», continuò agitato. «Adesso che lo conosco, però, non so come comportarmi».

«Werner lo sa?».

Konstantin negò scuotendo la testa. «Tutto, ma proprio tutto nella mia vita sarebbe stato diverso, se lui e mia madre fossero rimasti insieme». Questa idea lo stava facendo impazzire.

«Cosa vuoi fare ora? Vuoi dirgli la verità? Continuare a comportarti come hai sempre fatto sarà difficile… e forse Werner sarà felice di avere una famiglia allargata».

«Ma io non ne sono felice», le spiegò Konstantin. «La giornata di pesca è stata piacevole, ma… lui può anche essere diverso». Voleva veramente avere quest’uomo come padre? «Ha mostrato subito il suo lato da educatore», si ricordò, «dopo il mio presunto burnout. Secondo lui avrei dovuto sforzarmi e riprendere il lavoro da architetto». A Konstantin non servivano insegnamenti e c’era anche un altro rischio: Werner avrebbe potuto iniziare a fare domande sulla sua infanzia e, alla fine, il mistero sulla morte di Moritz sarebbe venuto a galla. «Non sta a me dire la verità a Werner», concluse, «deve farlo mia madre». E non sapeva se Doris l’avrebbe fatto. «C’è qualcosa di positivo in tutto questo», continuò cercando di scacciare via i brutti pensieri. «Se mia madre avesse agito in maniera diversa, non ci saremmo mai incontrati». Sorrise dolcemente a Theresa.

Lei gli sorrise, sebbene non avesse la coscienza pulita a causa del bacio con Peter.

Doris chiese a Werner come era stato per lui sapere che aveva due figli fuori dal matrimonio.

«Ne sono stato felice», rispose sorridendo. «Molto. Laura e Sandra sono ragazze meravigliose».

Lei lo guardò pensierosa.

La mattina seguente, Theresa si mise con grande impegno al lavoro per preparare l’inaugurazione della trattoria. Konstantin e André la aiutarono. Mancavano i fiori sui tavoli e André propose di chiamare Peter Bach.

«Meglio di no!», suggerì Theresa decisa. L’espressione di Konstantin si fece attenta. «Il Fürstenhof non è un negozio di fiori», spiegò imbarazzata. «Ne vado a prendere qualcuno in paese».

«Stai cercando per qualche motivo di evitare Peter?», le chiese Konstantin alterato.

«Perché mai?», protestò lei.

«Mi pare che sia così invece», continuò lui. «Perché?».

«Dovresti lavorare sulla tua gelosia!», si lamentò Theresa.

«Mi occupo io dei fiori», li interruppe André, prima di andarsene velocemente.

«Forse so come puoi scoprire chi sei veramente», disse Elena a Moritz nella stanza del personale. «È una conoscenza mistica dei rom e forse tutto questo ti sembrerà un po’ sinistro», continuò, «ma è un tentativo e non causa danni».

«Okay», acconsentì il ragazzo.

«Creerò un legame spirituale con te», gli spiegò. «E forse riuscirò a far riaffiorare i tuoi ricordi. Andiamo a passeggiare al fiume». Era lì che aveva perso la memoria. «Devi solo fare ciò che faccio io. È tutto».

Elena camminava lungo la sponda del fiume come in trance, guardando i flutti. Moritz la seguiva e copiava ogni sua mossa. Aveva il cuore in gola, aveva la sensazione che stesse accadendo qualcosa di misterioso, ma i suoi ricordi non tornavano alla luce.

Elena prese un sasso e lo tirò in acqua. Anche Moritz prese un sasso. Quella situazione non gli piaceva per niente.

«Elena, torniamo indietro, tutto questo non porta a nulla». Moritz era deluso: si era concentrato al massimo, ma la sua mente era vuota. «L’unica cosa che mi è venuta in mente è stata prendere questi due sassi, ma soltanto perché anche tu li hai presi e mi avevi detto di copiare i tuoi gesti».

«E perché hai scelto proprio questi due sassi?», chiese Elena.

«Perché si somigliavano», rispose alzando le spalle.

«Queste due pietre uguali possono avere qualcosa a che fare con il tuo passato». Accentuò la parola “uguali”. «Forse non sei solo…».

«Sai forse qualcosa che io non so?», replicò lui irritato.

«È importante che tu stesso trovi un legame. Il resto non ha senso». Almeno questo era ciò che Elena pensava.

Gitti passò da Theresa al birrificio e, come regalo per l’inaugurazione, portò all’amica una foto di loro da bambine. A Theresa fece molto piacere.

«Purtroppo non posso rimanere per l’inaugurazione», spiegò Gitti dispiaciuta. «Sarebbe troppo faticoso, viste le condizioni della mia testa». Neanche Michael poteva andare, perché aveva l’orario di visita. «Va tutto bene?», Gitti percepiva che qualcosa non andasse in Theresa. «Sembri stressata».

«Sai bene che cosa sto passando», rispose Theresa evasiva.

«Non intendevo il lavoro…», Gitti guardò l’amica con fare indagatore.

«Ho fatto un casino», confessò Theresa. Era sollevata di potersi confidare con qualcuno. «Io e Peter ci siamo baciati!».

«Wow!». Gitti fischiò sorpresa.

«Ho fatto un grandissimo errore, di cui in fondo mi pento». Theresa sospirò. «Io e Moritz siamo da poco riusciti a trovare la nostra strada».

«Se è successo solo una volta, non glielo racconterei», consigliò Gitti. Theresa era d’accordo. Konstantin era così geloso. «Dimentica quel bacio».

«Quale bacio?». Le due amiche non si erano accorte che Konstantin era appena entrato. Lui pregò Gitti di lasciarlo solo con Theresa, che non si sentiva per niente a proprio agio.

Come immaginava, Konstantin perse le staffe quando lei ammise che Peter l’aveva baciata.

«Ma non ha significato niente», aggiunse Theresa con tristezza.

«Ah, sì?», ribatté lui per schernirla. «Quindi mi tradisci per divertimento?!».

«Che cosa significa tradire?!», chiese lei per difendersi. «Non sono stata a letto con lui!».

«Però avresti voluto». Theresa avrebbe potuto protestare all’infinito, ma lui sarebbe rimasto irremovibile. «Non mi faccio certo mettere le corna! Me la pagherà quel bastardo!».

«Vuoi picchiarlo?», domandò Theresa terrorizzata.

«Se lui si è permesso di baciarti, io posso prenderlo a schiaffi». Konstantin era fuori di sé dalla rabbia.

«Questo bacio non significa niente per me», ribadì. «Forse è successo perché ero triste e confusa a causa di questa situazione… ti prego, perdonami. Peter non avrà mai un posto nella mia vita e mai e poi mai nel mio cuore. Ci sei soltanto tu. Io ti amo, Konstantin. Mi devi credere».

Ma lui la ascoltava appena.

CAPITOLO 3

Anche Rosalie si presentò all’inaugurazione della trattoria, A nonostante avesse avuto uno scontro acceso con il padre. Julius e i Sonnbichler capirono subito che Rosalie stava per far scoppiare uno scandalo: ordinava una birra dopo l’altra.

Moritz entrò nel birrificio per dare a Theresa il suo regalo e Konstantin gli andò incontro.

«Hai intenzione di infastidire ancora mia moglie?», lo aggredì.

«Volevo portarle un regalo per l’inaugurazione». Moritz alzò il cucchiaio in legno.

«E provarci di nuovo con lei?», Konstantin lo penetrò con lo sguardo.

Moritz comprese: Konstantin sapeva quello che era successo.

«Ho consolato Theresa, come amico…». Naturalmente, questa affermazione non ottenne il risultato sperato.

«Tu l’hai baciata!». Konstantin diede un pugno a Moritz. «Adesso basta!».

All’improvviso qualcosa fece “clic!” nella mente di Moritz. Questa frase l’aveva già detta lui stesso una volta… e proprio all’uomo che adesso aveva di fronte. Sul ponte. Al fiume. Moritz rimase agghiacciato: la scena di quella volta si ripresentò di nuovo davanti suoi occhi.

«Che cosa vuoi da mia moglie?». Il comportamento di Moritz sembrava a Konstantin una provocazione. Lo prese per il collo. Theresa, che era nella stanza di fianco, tornò e si mise subito tra i due per evitare una rissa.

«Siete impazziti?», domandò con fermezza. Nella confusione, Moritz si divincolò e corse via.

«Non la passerà liscia!». Konstantin voleva rincorrerlo, ma Theresa gli sbarrò la strada.

«Lascialo in pace!».

Rosalie era appoggiata al bancone della trattoria, visibilmente alticcia, e cominciava ad alzare la voce.

«Un brindisi al meraviglioso Burger Bräu!», gridò. «È bravo a fare la birra, il signor König… ma è l’unica cosa che sa fare. Come padre, è un totale fallimento!».

«La devi fermare!», suggerì Charlotte all’orecchio di Julius. Rosalie, però, non aveva ancora finito:

«… E ha anche trovato una donna ricca!», continuò. «Non proprio giovanissima, ma va bene lo stesso». Scoppiò in una risata maligna. «Che vuole svenare. Ha fatto male i conti, però: la vecchia non è più la gallina dalle uova d’oro, perché il Fürstenhof è fallito». Poi si fece servire ancora da bere.

«Tua figlia mi ha offeso di nuovo!», si adirò Charlotte.

«Può avere tutte le ragioni per essere arrabbiata con me», replicò Julius compunto. «Ma che ti metta in mezzo…». Rosalie si era comportata davvero male. «Cerca di capirmi, però: lei non lo pensa seriamente».

Charlotte era chiaramente irritata: «Sì, invece: è divorata dall’invidia e non vuole la nostra felicità».

Julius non sapeva come replicare e aveva capito che era necessario agire. Senza esitare, si caricò la figlia ubriaca sulle spalle. Rosalie gridò e si mise a chiedere aiuto. Julius proseguì, anche se a fatica.

«Adesso ricordo. All’improvviso sono affiorati i miei ricordi». Moritz era confuso.

«Hai capito chi sei?». Xaver non credeva a quello che aveva sentito. Moritz annuì. «Non farla lunga! Racconta!».

«Sono Moritz van Norden». La voce di Moritz tremava mentre pronunciava per la prima volta il suo nome dopo tanto tempo.

«Tu sei chi?», Xaver credeva che il suo coinquilino gli stesse facendo uno scherzo.

«È stato veramente assurdo, come se dei lampi mi avessero attraversato la mente…». Moritz chiuse gli occhi per ricordarsi le immagini. All’inizio tutto era confuso, poi era diventato chiaro. «So di nuovo chi sono!».

«Moritz van Norden, il barista», lo derise Xaver, che ancora non prendeva sul serio questa dichiarazione.

«Quello è il mio fratello gemello», gli spiegò Moritz. «Mi sono scontrato con lui sul ponte e sono caduto in acqua. Quando mi sono svegliato all’ospedale, non ricordavo più niente». Xaver lo guardò con scetticismo. «Naturalmente adesso ho un aspetto diverso», continuò Moritz, «perché ho subito una ricostruzione facciale. Ma sono io, Moritz van Norden, architetto».

«È così sfacciato da presentarsi qui con un regalo!», Konstantin era fuori di sé e avrebbe voluto prendere a pugni Peter Bach.

«Perché non avrebbe dovuto?», replicò Theresa spossata. L’inaugurazione era in pieno svolgimento e lei non aveva voglia di portare avanti la discussione.

«Non capisco perché difendi ancora quel tipo», gridò il marito.

«Dirò di nuovo a Peter di tenersi lontano», promise lei.

«Una donna non dovrebbe intervenire in questi casi», protestò autoritario lui.

«Così butterai giù dal ponte anche il prossimo rivale? Come hai fatto con Moritz?». Nella tensione della discussione, le era scappata questa frase, ma comprese subito che aveva superato i limiti. «Scusa, so che è stato un incidente…».

Julius portò Rosalie sulle spalle fino alla sua baita, quindi la adagiò per terra e lei si guardò intorno con ribrezzo.

«Come si può vivere qui?», domandò la ragazza sprezzante. Julius la guardò senza dire nulla. «Ho sete».

«Ti prendo qualcosa». L’uomo le porse un bicchiere d’acqua, ma lei voleva qualcosa di alcolico. «Da me non ne avrai una goccia».

Rosalie lo fulminò piena di odio.

Charlotte, nel frattempo, parlò con i Sonnbichler, che avevano assistito alla scenata della signorina Engel.

«Vorrei aiutare Julius e lasciare che la situazione si calmi…», concluse lei sospirando. «Ma in qualità di presidente non ho altra scelta: non posso certo sorvolare sull’accaduto, perché pregiudicherei la mia autorità. La dovrò licenziare». Hildegard e Alfons erano assolutamente d’accordo.

L’inaugurazione della trattoria fu un successo. Theresa voleva riconciliarsi con Konstantin: non sopportava che la situazione tra loro fosse tesa in una giornata come quella. Quindi lo invitò a ballare. Lui la strinse a sé e i due iniziarono a danzare stretti l’uno all’altra. Si stavano riavvicinando, lo sentirono entrambi.

L’acqua aveva fatto bene a Rosalie, che aveva anche vomitato. Adesso non era più così ubriaca, ma sembrava esausta. Julius la mise a letto.

«Dormi», disse lui amorevole. «Quando ti sveglierai, vedrai tutto con occhi diversi». Per la prima volta assumeva ai suoi occhi il ruolo di padre. Anche se la situazione era difficile, Julius era contento di stare vicino a sua figlia.

Moritz, nel frattempo, aveva portato Xaver sul fiume, dove Elena lo aveva trovato mezzo morto. Sperava che il suo coinquilino capisse che stava dicendo la verità.

«I ricordi sono ritornati piano piano», gli spiegò. «Quando ho incontrato Theresa per la prima volta, avevo la sensazione di conoscerla e che lei conoscesse me».

«È quello che succede agli innamorati», gli fece notare Xaver stringendosi nelle spalle. La storia di Moritz gli sembrava un film di Hollywood.

«Come posso convincerti?», chiese Moritz.

«Non lo so, con qualche documento?», rispose Xaver. «Documento di nascita, patente…».

«Avevo il passaporto e tutti i documenti possibili», disse Moritz pensieroso. «Nel mio portafogli». Che probabilmente gli era stato sfilato dal fratello gemello per rubargli l’identità e far credere a tutti di essere Moritz van Norden. «È uguale a me». Moritz pensò un attimo e poi ebbe un’idea. «Andiamo a Monaco!», gridò. «Alla villa di mia madre». Si interruppe. «Oh mio Dio, sicuramente questo bastardo la sfrutta e si prende gioco di lei».

«E cosa facciamo alla villa?», gli chiese Xaver curioso.

«Lì ho tante di quelle cose di cui il falso Moritz non è a conoscenza». Forse quegli oggetti avrebbero aiutato Moritz.

«È irruzione», cercò di fermarlo Xaver.

«È la casa dei miei genitori», replicò Moritz. E sapeva come entrare nella villa anche senza chiavi, senza che nessuno li vedesse. «Vieni con me?».

Naturalmente Xaver non se la svignò. Solo un paio di ore dopo, lui e Moritz erano tornati da Monaco con degli scatoloni. Nessuno li aveva notati, quando erano entrati nella villa.

«C’è abbastanza materiale sulla mia vita passata per smascherare questo impostore», constatò Moritz con soddisfazione.

«Resta il problema del tuo aspetto», replicò Xaver. «Che cosa succede se nega tutto?». Nel frattempo si era convinto che il suo coinquilino non si fosse inventato questa storia incredibile.

«Niente…», fece cenno di no. «A Theresa e a mia madre non mi sarà difficile spiegare chi sono. Se ne renderanno conto».

«Ma è lui ad avere l’aspetto di Moritz van Norden, non tu», riprovò Xaver ostinato. «Tu sei Peter Bach».

«In qualche modo ce la farò». Moritz non voleva farsi demoralizzare. Si fece coraggio e prese una bottiglia del dopobarba, che aveva sempre usato prima, da uno dei cartoni. Theresa amava il suo profumo e lo avrebbe sicuramente riconosciuto.

«Quel tipo è furbo», lo mise in guardia Xaver. «Tu devi esserlo di più, altrimenti finisci in quattro e quattr’otto al manicomio. La tua storia è incredibile».

«Avresti dovuto diventare trainer motivazionale». La rabbia cresceva in Moritz. Suo fratello gemello si spacciava persino per architetto anche se non ne aveva la minima competenza! Ecco perché aveva tirato fuori la scusa del burnout. «Se penso a quanti consigli gli ho dato involontariamente, in modo che portasse avanti la farsa!». C’era anche Xaver quando Moritz aveva spiegato al gemello il programma per l’architettura di interni. In quel momento iniziò a frugare nei cartoni: cercava la cartella dei documenti relativa al suo lavoro alla torre di Shanghai.

«Che cos’hai in mente?», gli chiese Xaver.

«Deve essere possibile dimostrare che non ha idea né di architettura né di questo progetto. Theresa sa quanto fosse importante per me, volevo persino portarla a Shanghai!».

«Vuoi andare da lei e metterla di fronte al fatto che l’uomo che ha sposato…». Nella testa di Xaver cominciarono a rimbombare le sirene di allarme, ma non riuscì nemmeno a terminare la frase: Moritz era uscito con il raccoglitore sotto il braccio. Xaver lo seguì di corsa: doveva avvisarlo che stava per commettere un errore.

Come dal nulla Moritz apparve davanti a Theresa e Konstantin.

«Guarda!». Il giovane mise il raccoglitore davanti agli occhi del fratello gemello.

«Sei proprio snervante!», lo zittì Konstantin. «Vattene!». Per amore di Theresa cercò di non mettergli le mani addosso. Lei rimase senza parole e Moritz cercò di sbattergli in faccia la cartella dei documenti.

«Peter, smettila!». A Theresa era tornata la voce. «Io sto con Moritz, devi accettarlo».

«Va bene!», Moritz iniziò a ridere come un pazzo. «Tu stai con Moritz. Sono d’accordo!». Fece un passo verso di lei. «Stammi a sentire», le chiese. «Ti prego!».

Theresa si tappò le orecchie. «Non voglio sentire più niente!», gridò. «Mai più! Lasciami in pace».

In quel momento arrivò Xaver e prese Moritz per un braccio.

«Adesso basta!», disse energicamente portando via il suo coinquilino. «Adesso non esagerare, altrimenti sarà una catastrofe. Sei tu quello che deve dimostrare qualcosa, ma non ce la farai mai con questo atteggiamento. In questo modo ti rendi ancora meno credibile!».

Moritz lo fissò come se non sapesse chi fosse Xaver, poi gettò impulsivamente la cartella nella siepe.

«È completamente impazzito… non è da lui». Theresa non capiva il comportamento di Peter. Iniziava a pensare di averlo giudicato nel modo sbagliato.

«E gli hai fatto anche perdere la testa», notò Konstantin provocatorio. «Che cosa non è in grado di fare una donna come te…». Lei lo guardò tormentata. «Ma a cosa servono i mariti delle belle donne?», le chiese. «A proteggerle. Quindi, se l’idiota non ti lascia in pace, mi assicurerò io che lo faccia». Theresa corrugò la fronte. «Non ti preoccupare, non dovrai venirmi a trovare in prigione. Che giornata! Rosalie aveva quasi rovinato la festa per l’inaugurazione, poi si presenta questo tipo qui… Peccato, avremmo potuto diventare amici».

Theresa aveva un groppo alla gola, che non se ne sarebbe andato per tutto il resto della serata. Peter era forse ubriaco? Veramente non sembrava. Cosa gli era preso? Ciò che era successo prima non riguardava tanto lei, ma Konstantin. Come se ci fosse stato qualcosa che andava oltre la situazione con lei. Ma cosa? C’era qualcosa che non andava…

Xaver, nel frattempo, era riuscito a calmare Moritz.

«Ora l’importante è capire come andare avanti», constatò. «E fino a quel momento soltanto due persone devono conoscere la verità: tu e io».

Moritz annuì e comprese che aveva agito male. «Non mi devi chiamare Moritz per nessun motivo», si raccomandò.

«Chiaro, per il momento resti Peter», assicurò Xaver.

«Devo farlo a capire a Theresa con delicatezza…». Moritz si guardava intorno pensieroso.

«Per il momento non le farai capire nulla», replicò Xaver.

«Sarà un colpo, per lei, quando si accorgerà di aver sposato la persona sbagliata». Nascose il viso tra le mani. «Dannazione, rivoglio la mia donna!».

Charlotte avrebbe preferito trascorrere la notte con Julius, ma non ce ne fu la possibilità: lui desiderava restare con la figlia e Charlotte non voleva la compagnia di Rosalie, quindi restò a casa.

Werner si lasciò sfuggire un’osservazione sarcastica. La relazione tra Charlotte e Julius König era diventata ufficiale e, anche se lui era felice con Doris, lo infastidiva vedere la sua ex moglie con un altro uomo. Inoltre pensava che questo mastro birraio non fosse per niente adatto a lei.

La mattina seguente Julius aveva preparato a sua figlia una colazione sostanziosa e Rosalie si scusò per il comportamento inqualificabile.

«Dopo la colazione mi leggerò le offerte di lavoro», gli spiegò lei. «A quanto pare dovrò cercare un altro posto…». Julius la guardò con uno sguardo interrogativo. «La tua fidanzata è permalosa, non mi perdonerà quella scenata».

«Lascerei che sia lei a decidere», replicò secco. «Prova a scusarti innanzitutto, ti costerà certo meno tempo che cercare qualcosa di nuovo».

Theresa si recò con calma al birrificio. Era così bello stare all’aria aperta, nella natura, ed era felice di stare sola per un po’. Aveva urgentemente bisogno di prendersi una pausa da tutto il tira e molla con Konstantin e Peter.

A una certa distanza, Nils stava facendo jogging e passò vicino alla siepe dove Moritz aveva gettato la cartella dei documenti. Nils si fermò e si chinò per vedere cosa c’era nel cespuglio. Tirò fuori la cartella e chiamò Theresa.

«L’ho trovata nella siepe», spiegò e le porse la cartella. «Sembra che appartenga a tuo marito. C’è il suo nome».

Theresa corrugò la fronte: come era arrivata lì quella cartella? Erano i documenti del progetto di Shanghai di cui si era occupato Moritz…

CAPITOLO 4

Nel frattempo, Moritz prese la sua vecchia agenda da un cartone e telefonò a un collega dopo l’altro. Si presentò come Peter Bach, aspirante architetto, e chiese informazioni su Moritz van Norden. Ebbe sempre la stessa reazione: nessuno sapeva niente di lui, dal giorno in cui era caduto dal ponte.

«È davvero folle!», commentò con Xaver. «Più ci penso e più non riesco a capire come quell’uomo possa continuare questa pagliacciata con Theresa e con mia madre. In qualche modo è riuscito a fargli accettare il fatto che non avessi più appuntamenti con i clienti, nei cantieri…».

«Il burnout è una scusa perfetta», considerò Xaver.

«Però lo si deve fare in modo convincente», replicò Moritz. «E anche la storia del barista: lavorare al bar se si è un architetto qualificato?! Una cosa del genere dovrebbe dare nell’occhio!».

«Non dimenticare che sono due donne che ti amano molto», replicò Xaver. «E l’amore non solo rende ciechi. Quando si ama, spesso si vede solo quello che si vuole vedere».

Le parole del suo coinquilino fecero pensare Moritz: non solo Theresa e sua madre lo avevano amato, ma anche Elena.

«Lo sapevi, vero? Sapevi da un pezzo che sono Moritz van Norden!». Moritz era irritato di fronte a Elena e lei impallidì.

«Sai chi sei?», sospirò.

«Volevi questo, non è vero?», rispose lui arrabbiato. «Ecco perché tutto quel giochetto con le “pietre uguali” al fiume!». Lei guardò a terra. «Perché? E perché ora? Da quando lo sai? Dall’inizio?».

«Lo so da poco, davvero». Lei deglutì.

«Supponiamo che tu non menta». Cercava di mantenere il controllo. «Come lo hai scoperto? E perché non mi hai detto subito la verità? Parla!».

«Perché non volevo perderti», gli confessò a bassa voce. «Sapevo che non appena avessi scoperto chi sei…». Aveva avuto paura che potesse di nuovo innamorarsi di Theresa.

«Ho amato Theresa per tutto il tempo!». Lui la guardò male. «Solo che non lo sapevo. Tu, invece, lo sapevi e mi hai mentito».

«Lei non ti merita!», provò a difendersi Elena con forza. «Ha sposato il tuo gemello e ti ha tradito!».

«Ma soltanto perché non sapeva», replicò. «Perché questo mascalzone le ha fatto credere che fossi io».

«La tua stupenda Theresa lo sa dall’inizio… e non ha avuto nulla di meglio da fare che gettarsi al collo di tuo fratello!».

A Moritz crollò il mondo addosso quando sentì quelle parole. Theresa avrebbe partecipato a questo perfido gioco? «Stai mentendo!», le gridò. «Menti ogni volta che apri la bocca!».

«Li ho sentiti con le mie orecchie parlare di tutto questo», continuò lei. «Theresa e tuo fratello Konstantin. Parlavano dell’orologio che lei ti aveva regalato e che poi tu hai regalato a me…». Lui non voleva crederle. «Non devi perdonarmi», spiegò lei. «Ma ti prego: fa attenzione! Questa donna è la tua sfortuna!».

«Chiudi la bocca! Chiudi finalmente quella bocca!». Moritz stava quasi per scoppiare a piangere. Voleva solo fare una cosa: andare da Theresa, per dirle che era vivo.

Rosalie era seduta nell’ufficio di Charlotte Saalfeld, ma non riusciva a stare ferma: andava avanti e indietro sulla sedia. Per lei era terribilmente difficile scusarsi.

«Non ce l’avevo con lei», spiegò nervosa. «Ero arrabbiata con mio padre, che pensa solo il peggio di me. Almeno così era». La ragazza guardò Charlotte in cerca d’aiuto, ma lei taceva, senza cambiare espressione. «Ho fatto pace con lui, per fortuna», continuò Rosalie. «È stato davvero gentile con me».

«E dovrei essere gentile anche io?», chiese Charlotte ironica.

«Mi dispiace molto. Davvero», Rosalie sospirò. «Ieri qualcosa mi ha sopraffatto; questo non giustifica il mio atteggiamento, anche perché non è stata la prima volta che l’ho offesa…». Inghiottì. Già in passato, quando stava ancora insieme a Michael, aveva avuto uno scontro con la signora Saalfeld.

«Deve ringraziare suo padre se non la mando via subito». Rosalie era sollevata. «Ma sia ben chiara una cosa: lei non lavorerà più qui in ufficio».

«Devo pulire?!». Rosalie era visibilmente scioccata, ma Charlotte annuì indifferente.

«Oppure trovi un altro modo per ripagare i suoi debiti con il Fürstenhof: sta a lei decidere, signorina Engel».

Theresa non si spiegava che cosa fosse successo con la cartella di documenti. Inoltre venne a sapere da Doris che qualcuno si era introdotto nella villa di Monaco e che mancavano soltanto gli oggetti di Moritz.

«Ciò può solo significare…», Doris era inquieta. «Ti è capitato qualcosa di sospetto negli ultimi tempi? Può essere che oltre a te, Konstantin e me, anche qualcun altro sia a conoscenza di questa storia?».

Theresa ebbe subito un sospetto: Peter. Forse aveva scoperto qualcosa. A sua suocera, però, disse di non avere la minima idea di chi potesse esserci dietro tutto questo.

Peter si presentò da lei al birrificio.

«Ti prego di ascoltarmi!», le chiese. «Devo dirti qualcosa di molto importante». Lei lo guardava angosciata. «Ti prego di stare tranquilla: tuo marito, Moritz van Norden, in realtà si chiama Konstantin. Ed è il fratello gemello di Moritz».

Lei chiuse gli occhi: i suoi sospetti erano fondati. «Quindi l’hai scoperto?», sospirò.

«Tu lo sapevi?», domandò teso. «Sai che tuo marito non è Moritz, ma suo fratello?». Lei annuì rassegnata. Moritz iniziò a tremare. Non poteva essere vero!

«Posso… spiegare», cominciò lei senza speranza. «È stato un incidente terribile. C’è stato un litigio e Moritz è caduto dal ponte nel fiume».

«E tu l’hai sempre saputo?», domandò lui a bassa voce. Lei annuì. «E poi hai sposato questo Konstantin? Ti sei messa con l’assassino del tuo fidanzato?».

«Lui non è un assassino!», replicò lei. «Io e sua madre desideravamo proteggerlo».

«Anche tua suocera è al corrente di tutto?». Era più di quello che Moritz potesse sopportare. «Non può essere. Lo avete davvero tradito tutti?».

«Se avessimo detto qualcosa… non avrebbe certo riportato in vita Moritz». Theresa era disperata. «Ti prego, Peter… non mi importa come l’hai saputo… ma non raccontare nulla a nessuno, te ne prego…».

Come? Come l’aveva saputo Peter? Lui era andato via senza aggiungere altro e Theresa era totalmente confusa. Che cosa avrebbe dovuto fare? Alla fine Peter sarebbe andato alla polizia oppure avrebbe cercato di ricattarla? No, non avrebbe fatto niente di tutto questo.

Konstantin arrivò nel birrificio. Era scosso perché oggi, per la prima volta da quando aveva saputo la verità, aveva incontrato Werner e non aveva saputo come affrontare la situazione. Theresa non gli disse nulla, prima di tutto doveva riordinare le idee.

«Theresa sapeva già tutto». Moritz era pallido e tremante. «Prima di sposarlo… sapeva che lui non ero io».

«È tremendo!», Xaver non riusciva a crederci.

«Anche mia madre lo sa», continuò Moritz sofferente. «Konstantin, in qualche modo, le ha convinte a tacere».

«Forse dovresti riflettere: è meglio far uscire la verità». Ieri Xaver aveva detto il contrario, ma adesso vedeva le cose diversamente. «Tu e tuo fratello siete gemelli monozigoti, lo si può dimostrare con un test del dna».

Moritz ci pensò un attimo. «Credo che sia troppo presto per svelare tutto», considerò. Inoltre non sapeva se tutta quella farsa sarebbe rimasta in piedi (era tutto così confuso!). «Oltre a questo, non sono sicuro che sarebbe positivo… Konstantin, quella carogna, ha rubato la mia vita». E Moritz doveva sapere come era potuto succedere e perché. «Io stavo insieme a Theresa, le ho salvato la vita quando è esplosa la bomba. Ci siamo amati». Non capiva come aveva potuto sostituirlo con il suo gemello da un giorno all’altro.

«E non lo scoprirai se sveli chi sei?», insisteva Xaver.

«Mi rispondono solo con bugie e scuse», affermò Moritz scuotendo la testa triste. «Scuse insufficienti e compassione. No». Disse irrigidendosi. «È meglio se resto Peter Bach, così scoprirò più cose».

Nonostante questo, Moritz cercò il confronto con Konstantin. Il bar era ancora chiuso e Moritz si servì dell’alcool, sebbene Konstantin lo avesse minacciato di buttarlo fuori.

«Mi molleresti volentieri uno schiaffo, vero?», domandò Moritz per deriderlo.

«Nel nostro ultimo incontro eri tu quello su di giri», ribatté Konstantin. «E adesso, fine dei giochi: smettila di comportarti come un idiota e finisci di infastidire mia moglie».

«E se non faccio il bravo, cosa fai?», replicò Moritz guardando il fratello con aria di sfida.

«Ti prego, risparmiaci questi problemi». Konstantin stava per perdere il controllo.

«Mi hai causato così tanti problemi, che ormai uno più o uno meno non fa certo la differenza», commentò Moritz.

«Cosa vuol dire?».

Moritz non rispose e prese di nuovo una bottiglia. «Alla tua salute!». Pieno di odio, guardò il gemello. «Moritz».

Lentamente Konstantin iniziò ad avere paura. Che cosa diavolo era successo a Peter?

Anche Theresa pensava a Peter e non riusciva a concentrarsi sul lavoro. Se fosse andato a sporgere denuncia, la polizia si sarebbe già presentata al birrificio. Era leggermente sollevata, ma si sarebbe comunque presa a schiaffi. Perché non aveva negato tutto? Le facevano male quelle bugie e si fidava davvero di Peter. Ma poteva farlo anche per una questione così importante? Si trattava pur sempre della morte di Moritz. Doveva parlare di nuovo con Peter e anche con Konstantin. Non aveva idea di come raccontargli tutto…

Moritz si era ritirato nella serra. Sulla strada aveva incontrato non soltanto Elena, che aveva tenuto a distanza con uno sguardo ostile, ma anche sua madre. Lo feriva profondamente il fatto che Doris non lo riconoscesse: la donna che l’aveva cresciuto, lo aveva tradito senza pietà. In quel momento arrivò Theresa.

«Scusa, ma vorrei parlarti un attimo», esordì. «Poco fa… te la sei svignata!».

Moritz avrebbe voluto gridare contro di lei, ma ci ripensò. Voleva comunque conoscere tutta la storia. «D’accordo», sospirò con voce forzatamente controllata.

«Tutta questa situazione non è affatto facile per me», spiegò. Lui tacque. Theresa lo guardò dubbiosa. «Quando ti ho pregato di non raccontare nulla a nessuno… non mi hai dato una risposta. Pensavo fossimo amici». Lui sorrise amaramente. «Lo so», continuò con voce flebile. «Se mi fossi comportata da amica, avrei dovuto parlartene prima. Però non potevo: ho giurato di non parlarne con nessuno e neanche Gitti, la mia migliore amica, sa nulla». Lei gli si rivolgeva supplichevole.

«Perché?», chiese Moritz.

«Perché cosa?», replicò Theresa irritata.

«Prima stavi insieme al gemello di Konstantin. Come è stato quando hai scoperto che non si trattava del tuo fidanzato, ma di suo fratello? Deve essere stato terribile!». Lo era stato davvero per Theresa? «E poi hai cambiato idea così velocemente? O non hai mai amato questo Moritz?».

«Non è così», protestò confusa. «Certo che l’ho amato». Stava quasi per scoppiare a piangere. «Ti prego, non posso parlarne».

«Vorrei solo capire che cosa è successo», provò a insistere Moritz. «Devo capirlo, altrimenti non posso tacere».

Allora lei cercò di descrivergli nel migliore dei modi che cosa era successo quella volta, ma le fu molto difficile.

«E poi siete diventati una coppia?», chiese lui incredulo, dopo che lei ebbe finito. «Anche se sapevi che Konstantin era il gemello di Moritz?». Lei annuì. «Pratico!», sbuffò. «Uno non c’è più ed è subito pronto il sostituto».

«No, non è stato così», replicò Theresa. «Sono gemelli, è vero, e fisicamente sono uguali. Ma rimangono comunque due uomini diversi». Lei stessa non riusciva a spiegarselo, ma si era innamorata di Konstantin.

«Quando Moritz era ancora vivo o dopo?». Il tono della domanda era duro.

«Ti prego, Peter, non voglio parlarne. Moritz è morto».

«Come puoi esserne sicura?», disse fissandola.

«Lo abbiamo seppellito», rispose triste. Moritz restò senza parole. «Per me è stato molto difficile accettare la sua morte e voltare pagina».

«Non può essere stato così difficile», constatò arrabbiato. «Il matrimonio con suo fratello è avvenuto poco dopo».

«Forse è passato troppo poco tempo», ammise a bassa voce. «Però Konstantin è un uomo meraviglioso. Anche io lo amo, per questo l’ho sposato». Non immaginava che stesse infliggendo un colpo mortale a Moritz. «Peter, so che non ti sono indifferente… e se provi ancora qualcosa per me, non tradirci. Ti prego».

Rosalie non sopportava di doversi occupare di nuovo delle pulizie e si sottraeva al lavoro, laddove era possibile. Inoltre, provava rancore per Charlotte Saalfeld: ai suoi occhi era colpa sua se veniva umiliata in quel modo.

Julius cercò di parlare alla coscienza di sua figlia.

«Se perdi il posto di donna delle pulizie, come pensi di ripagare i tuoi debiti?».

Lei si strinse nelle spalle. «Fino a oggi mi è sempre venuto in mente qualcosa».

«Passi da un fidanzato ricco a un altro», le rinfacciò Julius. «Sempre nella speranza che qualcuno ti sposi, in modo da risolvere i problemi».

«Questa è la tua opinione di me?», replicò lei colpita.

Cercò di salvare il salvabile. «Hai un sacco di pregi. Sei intelligente, bellissima…».

«Ed ero direttrice al Fürstenhof», aggiunse amareggiata. «Prima avevo un’agenzia immobiliare. Ho vissuto molto meglio con i miei guadagni, di quanto tu abbia mai fatto».

«Però non hai mai studiato», sottolineò lui. «Potresti andare all’università, non è troppo tardi. E io potrei aiutarti».

«Lo pensi sul serio?», la sua voce era addolcita.

«Certo», rispose il padre. «Hai lottato per tutta la vita da sola. Mi dispiace molto per questo, ma adesso basta. Hai una famiglia alle spalle, un padre». Per lei era difficile nascondere quanto fosse colpita da quelle parole.

La sera, Moritz era distrutto. Lui e Xaver si trovavano nel soggiorno e stavano parlando dell’incontro con Theresa.

«Theresa è stata la prima donna con la quale avrei voluto invecchiare», confessò con la voce incrinata. «Ed ero sicuro che fosse così anche per lei».

«Spesso si vede solo ciò che si vuole vedere», fece notare Xaver con cautela. Moritz alzò le spalle. «Io al tuo posto…».

«Non parlarmi di nuovo del test del dna», Moritz anticipò ciò che il suo amico avrebbe detto.