Wydawca: Adelaide Byrne Kategoria: Sensacja, thriller, horror Język: angielski Rok wydania: 2018

Uzyskaj dostęp do tej
i ponad 25000 książek
od 6,99 zł miesięcznie.

Wypróbuj przez
7 dni za darmo
0,00
Do koszyka

Ebooka przeczytasz w aplikacjach Legimi na:

e-czytniku kup za 1 zł
tablecie  
smartfonie  
komputerze  
Czytaj w chmurze®
w aplikacjach Legimi.
Dlaczego warto?
Czytaj i słuchaj w chmurze®
w aplikacjach Legimi.
Dlaczego warto?
Liczba stron: 1205

Odsłuch ebooka (TTS) dostępny w abonamencie „ebooki+audiobooki bez limitu” w aplikacji Legimi na:

Androida
iOS
Czytaj i słuchaj w chmurze®
w aplikacjach Legimi.
Dlaczego warto?

Ebooka przeczytasz na:

e-czytniku EPUB kup za 1 zł
tablecie EPUB
smartfonie EPUB
komputerze EPUB
Czytaj w chmurze®
w aplikacjach Legimi.
Dlaczego warto?
Czytaj i słuchaj w chmurze®
w aplikacjach Legimi.
Dlaczego warto?

Pobierz fragment dostosowany na:

Zabezpieczenie: watermark

Opis ebooka Il Mistero della Torre - Adelaide Byrne

Un remake in chiave sottilmente erotica di un racconto ambientato nei primi del novecento. Ne è protagonista un insolito Gabriele D’Annunzio nei panni sia del Don Giovanni che in quelli dell’Investigatore Privato. Nella campagna vicentina egli distoglie una vedova bianca da un insano progetto e facendo con lei una passeggiata penetra in un torre inquietante ove scopre prima un misterioso orologio, ancora in funzione dopo vent’anni senza che nessuno lo abbia mai ricaricato, e poi un cannocchiale nascosto nella cassa dell’orologio a muro. Le due scoperte porteranno alla luce due cadaveri insepolti e saranno gli indizi che riveleranno anche chi li ha assassinati.

Opinie o ebooku Il Mistero della Torre - Adelaide Byrne

Fragment ebooka Il Mistero della Torre - Adelaide Byrne

Il Mistero della Torre

Le Indagini Segrete di Gabriele D’Annunzio

di

Adelaide Byrne

Edizione 2013

Copyright

Il Mistero della Torre - Le Indagini Segrete di Gabriele D’Annunzio

di Adelaide Byrne

Copyright MT-MLC - All rights reserved throughout the world

Sheila Holmes, la pronipote di Sherlock Holmes di Adelaide Byrne

Sheila Holmes e Gli Scorpionidi Londra

(Versione Kindle - Versione Kobo – Versione Google Play)

Sheila Holmes e Il Campanile degli Orrori

(Versione Kindle - Versione Kobo – Versione Google Play)

Sheila Holmes e il Mistero del Vaso di Bronzo

(Versione Kindle - Versione Kobo – Versione Google Play)

Sheila Holmes e La Banda dei Falsari

(Versione Kindle - Versione Kobo – Versione Google Play)

Sheila Holmes e La Campana della Morte

(Versione Kindle - Versione Kobo – Versione Google Play)

Sheila Holmes e La Scomparsa di Lady Frances De Brantes

(Versione Kindle - Versione Kobo – Versione Google Play)

Sheila Holmes e La Vendetta di Lady Randolph

(Versione Kindle - Versione Kobo – Versione Google Play)

Sheila Holmes: Omicidi nell’Alta Società

(Versione Kindle - Versione Kobo – Versione Google Play)

Altri romanzi di Adelaide Byrne

La Maledizione del Manoscritto di Voynich: La Bibbia del Demone Belial

(Versione Cartacea) (Versione Kindle - Versione Kobo – Versione Google Play)

Freising - Il Segreto di Hitler

(Versione Kindle - Versione Kobo – Versione Google Play)

Nick Carter e La Voce Misteriosa

(Versione Kindle - Versione Kobo – Versione Google Play)

Indice

Copyright

Indice

La Collana: Le Indagini Segrete di Gabriele D’Annunzio

Le Indagini Segrete di Gabriele D’Annunzio

Il Mistero della Torre di Adelaide Byrne

Estratto da Il Mistero della Torre

L’Inganno di Adelaide Byrne

Estratto da L’Inganno

La Notte del Mistero di Adelaide Byrne

Estratto da La Notte del Mistero

L’Attrice di Adelaide Byrne

Estratto da L’Attrice

Le Due Rivali di Adelaide Byrne

Estratto da Le Due Rivali

La Signora dalla Mannaia

Estratto da La Signora dalla Mannaia

Passi di Morte sulla Neve

Estratto da Passi di Morte sulla neve

Il Talismano del Cavaliere Templare

Estratto da Il Talismano del Cavaliere Templare

Il Vampiro di Dusseldorf

Estratto dal Vampiro di Dusseldorf

La Danzatrice Nuda

Estratto dalla Danzatrice Nuda

La stella a sei punte

Estratto dalla Stella a sei punte

L'Arma Invisibile

Estratto dall’Arma Invisibile

Black Mamba

Estratto da Black Mamba

Il Mistero dei Diamanti

Estratto da Il Mistero dei Diamanti

Introduzione

Avvertenza

Personaggi principali

Luogo dell’azione

Il Mistero della Torre

1 – Progetti di Fuga

2 – Tentata Fuga

3 – L’Indisponente

4 – L’Orologio

5 – Il Cannocchiale

6 – Promessa di Pegno

7 – Si parla di Delitto

8 – La Falsa Verità

9 – La verità Incontrovertibile

10 – Conclusione

Catalogo Sintetico delle Pubblicazioni Self-Publish

Collana Omnibus

Arte e Storia

Cinema

Televisione – Serie Televisive

Filosofia e Religione

Mitologia e Misteri

I Costumi degli Italiani nella Storia

Illustrazione

Romanzi Rosa

Letteratura

Letteratura Avventurosa

Le Opere di Emilio Salgari

Letteratura dell'800 e del 900

Classici dell’Erotismo

Adelaide Byrne

Anonymus

Antoine Bret

Eleanor LeJune

La Trilogia di Eleanor

Otto rintocchi di sesso

Quattro sfumature di sesso

Jean Sarky

Feriha Yilnaz

Mabel Averback

Paul Silvani

Classici Italiani e Stranieri Erotizzati

Letteratura Fantasy

Le Avventure di Elinor di Dashwood

Altri classici del fantasy

Letteratura Gotica e dell’Orrore

Edgar Allan Poe

Letteratura Italiana

Letteratura Poliziesca

Le Avventure di Maschera Bianca di Adelaide Byrne

Le avventure di Herlock Homes

Le Indagini Segrete di Gabriele D’Annunzio di Adelaide Byrne

Arsenio Lupin – Le Nuove Avventure

Gli uomini senza volto

Le Avventure del Diabolico Professor Mefisto

Le Avventure di Petrosino: Il Poliziotto Italo-Americano

Le Avventure di Kit Masterson di Adelaide Byrne

Le Avventure di John Sherlock Holmes, il Figlio di Sherlock Holmes

Sheila Holmes, la pronipote di Sherlock Holmes di Adelaide Byrne

Altri romanzi di Adelaide Byrne

Altri autori polizieschi

Letteratura Western

Saggistica letteraria

Miti e Leggende

Pittura

Poesia

Storia

Storia Antica Grecia

Storia Romana

Storia Medioevale

Storia Rinascimentale

Storia Moderna

Storia Generale

Storia della Crudeltà Umana

Viaggi

Capolavori della Letteratura Poliziesca

Ragnatela di Inganni di Giuseppe Fletther

I Diamanti Maledetti – Le Avventure di Lord Abershaw di Ernesto Hornuni

Avventura in Messico – Le Avventure di Lord Abershaw di Ernesto Hornuni

Il Volto Oscuro del Delitto di Giuseppe Fletther

Il Vicolo della Morte di Giuseppe Fletther

La Maledizione della Strega di Giuseppe Fletther

L’Occhio di Brahma di Giuseppe Fletther

I Giustizieri di Dio di Erberto Fowerdaw

Il Mistero delle Due Sorelle di Arthur Fox e Charles Davies

Negli Oscuri Meandri del Castello di Giovanni Finnemore

Doppio Inganno di Anna Caterina Grees

Il Male di Anna Caterina Grees

La Pergamena del Conte Ugolino di Anna Caterina Grees

L'Urlo della Morte di Anna Caterina Grees

L’Oscuro Delitto di Wind Park di Arnoldo Galoppini

Follia di Arnoldo Golvorthi

Le Vergini di Satana di Claire Mansfield

Il Mistero della Statuetta Indiana di Cristiano Lys

Il Castello del Male di Enrico Holt

La Morte aleggia a Castel Glicine di Fiorenza Varden

Il Monaco Nero di Gabriela Suarez

Il Testamento della Morte di Giuseppe Fabbri Fletther

L'Ombra della Follia di Guglielmo Lanyon Dave

Il Tenebroso Bosco dei Misteri di Gustavo Giorgio Arnoldi

La Dama Rossa uccide tre volte di Hank Monk

Vendetta di Natalia Sunner

Il Rubino di Mata Hari di Owen J. David

Il Mistero del Teatro della Morte di Paolo Trenti

Le Diaboliche di Riccardo Austin

I Mostri del Dottor Konarski di Stefano Rodolfo Minzlof

Intrigo a Londra di Tommaso Galloni

L'Alito della Morte di Vincenzo Collina

Intrigo a Berna: Una avventura sentimentale di Eleanor LeJune

Giorgia: Fiamma d'Amore

La Folle Estate

Il Mistero della Cassa Mongola

L'Immortale

Il Mistero della Signora Zetkin di Edoardo Stauni

Le Avventure di Maschera Bianca di Adelaide Byrne

La Beffa di Maschera Bianca: Il Ladro Gentiluomo

Gli Avvoltoi

La Pagoda della Morte

Maschera Bianca e L'Oro della Banca di Italia

Le avventure di Herlock Homes

I Monaci dell'Ordine Nero di Adelaide Byrne

Le Indagini Segrete di Gabriele D’Annunzio di Adelaide Byrne

Serie Otto Rintocchi di Morte

Il Mistero della Torre di Adelaide Byrne

Estratto da Il Mistero della Torre

L’Inganno di Adelaide Byrne

Estratto da L’Inganno

La Notte del Mistero di Adelaide Byrne

Estratto da La Notte del Mistero

L’Attrice di Adelaide Byrne

Estratto da L’Attrice

Le Due Rivali di Adelaide Byrne

Estratto da Le Due Rivali

La Signora dalla Mannaia

Estratto da La Signora dalla Mannaia

Passi di Morte sulla Neve

Estratto da Passi di Morte sulla neve

Il Talismano del Cavaliere Templare

Estratto da Il Talismano del Cavaliere Templare

Il Vampiro di Dusseldorf

Estratto dal Vampiro di Dusseldorf

La Danzatrice Nuda

Estratto dalla Danzatrice Nuda

La stella a sei punte

Estratto dalla Stella a sei punte

L'Arma Invisibile

Estratto dall’Arma Invisibile

Black Mamba

Estratto da Black Mamba

Il Mistero dei Diamanti

Estratto da Il Mistero dei Diamanti

Arsenio Lupin – Le Nuove Avventure

La Strega di Napoli di Curt Matul

Gli uomini senza volto

Il Diario della Morte di Fergis Hime

Le Pergamene di Jeshua di Hank Monk

Le Avventure del Diabolico Professor Mefisto di Curt Matul

Il Diabolico Professor Mefisto di Curt Matul

Il Professor Mefisto colpisce ancora di Curt Matul

Il Professor Mefisto e la morte impossibile di Curt Matul

Le Avventure di Petrosino: Il Poliziotto Italo-Americano

Un viaggio pericoloso attraverso il Gottardo di Kurt Matull

Le Avventure di Kit Masterson di Adelaide Byrne

Kit Masterson e La Lettera Misteriosa

Kit Masterson e La Setta degli Assassini

Kit Masterson e La Fiala della Morte

Le Avventure di John Sherlock Holmes, il Figlio di Sherlock Holmes

Paranoia

Il Segreto di Lady Chatterley di Arthur Dayle e Curt Matul

La Morte di Lady Hamilton di Arthur Dayle e Curt Matul

Segreto Mortale di Arthur Dayle e Curt Matul

I Folli di Lennox House di Arthur Dayle e Curt Matul

Orrendo Delitto di Arthur Dayle e Curt Matul

Il Signor X di Arthur Dayle e Curt Matul

La Setta dei Thug di Arthur Dayle e Curt Matul

Un pegno d’amore di Arthur Dayle e Curt Matul

Il Film della Morte di Arthur Dayle e Curt Matul

Rintocchi di Morte di Arthur Dayle e Curt Matul

Il Castello del Terrore di Arthur Dayle e Curt Matul

Odio e Amore di Arthur Dayle e Curt Matul

Il Carnevale della Morte di Arthur Dayle e Curt Matul

Die Liebe Club di Arthur Dayle e Curt Matul

Sheila Holmes, la pronipote di Sherlock Holmes di Adelaide Byrne

Sheila Holmes e Gli Scorpioni di Londra

Sheila Holmes e Il Campanile degli Orrori

Sheila Holmes e il Mistero del Vaso di Bronzo

Sheila Holmes e La Banda dei Falsari

Sheila Holmes e La Campana della Morte

Sheila Holmes e La Scomparsa di Lady Frances De Brantes

Sheila Holmes e La Vendetta di Lady Randolph

Altri romanzi di Adelaide Byrne

La Maledizione del Manoscritto di Voynich: La Bibbia del Demone Belial

Freising - Il Segreto di Hitler

Nick Carter e La Voce Misteriosa

Letteratura Gotica e dell’Orrore

La Notte dei Vampiri di Autori Vari

Le Notti dell’Orrore di Autori Vari

I Fatali di Iginio Ugo Tarchetti

Fatale Influsso - Lo Spiritismo: Psiche, Anima, Ipnotismo di Luigi Capuana

Il Lupo Mannaro - Favole Nere: Con un Saggio sul Licantropo di Luigi Capuana

Un Vampiro: Il Vampiro nella Letteratura di Luigi Capuana

Testimonianze sui Vampiri: La Credenza del Vampiro di Giuseppe Davanzati

Edgar Allan Poe

Hop-Frog - An Illustrated Horror Story

Hop-Frog - Racconto Illustrato

I Delitti della Rue Morgue

Il Gatto Nero

Ligeia

Nei Meandri dell'Inquisizione: Il Pozzo e Il Pendolo

La Collana: Le Indagini Segrete di Gabriele D’Annunzio

Serie Otto Rintocchi di Morte

Il Mistero della Torre (Versione Cartacea)

(Versione Kindle - Versione Kobo – Versione Google Play)

L'Inganno (Versione Cartacea)

(Versione Kindle - Versione Kobo – Versione Google Play)

La Notte del Mistero (Versione Cartacea)

(Versione Kindle - Versione Kobo – Versione Google Play)

L'Attrice (Versione Cartacea)

(Versione Kindle - Versione Kobo – Versione Google Play)

Le Due Rivali (Versione Cartacea)

(Versione Kindle - Versione Kobo – Versione Google Play)

La Signora dalla Mannaia (Versione Cartacea)

(Versione Kindle - Versione Kobo – Versione Google Play)

Passi di Morte sulla Neve (Versione Cartacea)

(Versione Kindle - Versione Kobo – Versione Google Play)

Il Talismano del Cavaliere Templare (Versione Cartacea)

(Versione Kindle - Versione Kobo – Versione Google Play)

La Pendola della Vita – Otto Rintocchi di Morte (Versione Cartacea)

(Versione Kindle - Versione Kobo – Versione Google Play)

Fuori Serie

Il Vampiro di Dusseldorf (Versione Cartacea)

(Versione Kindle - Versione Kobo – Versione Google Play)

La Danzatrice Nuda  (Versione Cartacea)

(Versione Kindle - Versione Kobo – Versione Google Play)

La stella a sei punte (Versione Cartacea)

(Versione Kindle - Versione Kobo – Versione Google Play)

L'Arma Invisibile (Versione Cartacea)

(Versione Kindle - Versione Kobo – Versione Google Play)

Passi di Morte per Eleonora Danieli (Versione Cartacea)

(Versione Kindle - Versione Kobo – Versione Google Play)

Black Mamba (Versione Cartacea)

(Versione Kindle - Versione Kobo – Versione Google Play)

Il Mistero dei Diamanti (Versione Cartacea)

(Versione Kindle - Versione Kobo – Versione Google Play)

Le Indagini Segrete di Gabriele D’Annunzio

Il Mistero della Torre di Adelaide Byrne

Da una idea di M. Leblanc: un remake in chiave sottilmente erotica di un racconto ambientato nei primi del novecento. Ne è protagonista un insolito Gabriele D’Annunzio nei panni sia del Don Giovanni che in quelli dell’Investigatore Privato.

Nella campagna vicentina egli distoglie una vedova bianca da un insano progetto e facendo con lei una passeggiata penetra in una torre inquietante ove scopre prima un misterioso orologio, ancora in funzione dopo vent’anni senza che nessuno lo abbia mai ricaricato, e poi un cannocchiale nascosto nella cassa dell’orologio a muro. Le due scoperte porteranno alla luce due cadaveri insepolti e saranno gli indizi che riveleranno anche chi li ha assassinati.

Il Mistero della Torre (Versione Cartacea)

(Versione Kindle - Versione Kobo – Versione Google Play)

Estratto da Il Mistero della Torre

Eleonora Danieli socchiuse la finestra e girandosi, completamente nuda, verso l’uomo che giaceva nel suo letto, disse:

— Siete rimasto soddisfatto della mia prestazione?

L’uomo la guardò perplesso. Quella donna lo sorprendeva e lo disorientava. Gli era difficile accettare, per la sua mentalità prettamente borghese e cattolica, quella parità di diritti tra sessi diversi, parità che egli combatteva con tutte le sue forze. Ma, fino a quando non fosse diventata sua completamente, sino a quando non fosse fuggita con lui, compromettendosi, prudentemente si asteneva dal professare le sue idee maschiliste, per cui, per non essere da meno di lei, rispose con voce che voleva essere gioviale:

— Siete stata magnifica mia cara?

— Volete ancora approfittare di me?

L’uomo la guardò, guardò quella splendida nudità che pure lo tentava, ma sentiva di non avere più forze. Avevano fatto all’amore per tutta la notte e le sue forze si erano esaurite. Lo sguardo che volgeva sul corpo della donna non era più uno sguardo di desiderio ma di valutazione estetica. Ne ammirava la bellezza, il corpo slanciato, il ventre piatto e levigato, le natiche da fanciullo, le cosce lunghe e superbamente cesellate, il vello rosso e cespuglioso.

Con rammarico rispose:

— Vi ringrazio, ma mi dichiaro sconfitto.

Eleonora Danieli si stese accanto a lui e pose la sua guancia sul suo ventre. Gli baciò la punta del membro e stava per metterselo in bocca quando lui le chiese:

— Ebbene? Cosa ha deciso vostro zio?

— Ebbene, ieri sera grande discussione con gli zii. Essi rifiutano definitivamente di firmare la transazione di cui il mio notaio aveva loro mandato il progetto e di restituirmi la dote che mio marito ha sciupato.

— Tuttavia, vostro zio è responsabile, in base ai termini del contratto.

— Non importa, egli rifiuta.

— Allora?

— Allora, voi siete sempre deciso a rapirmi? — ella domandò ridendo.

— Più che mai!

— Con tutte le noie che io rappresento?

— Con tutto quello che volete! Sapete bene che sono pazzo di voi...

— Il guaio è che io non sono pazza di voi...

— Se questo è vero, perchè fate all’amore con me? Perché volete fuggire con me?

— E' stato il caso. Mi annoiavo... la mia vita mancava di imprevisto... Inoltre, non scandalizzatevi per il linguaggio che uso, scopare è un conto, amare è un altro conto. Siete un uomo vigoroso che sa come soddisfare una donna ed io ne approfitto. L’amore è un’altra cosa, ma non so se ho ancora voglia di incontrarlo. Perché voglio fuggire con voi? Perché voglio sfuggire a questa vita noiosa che conduco con gli zii. Perciò faccio il salto... Badate, ecco i miei bagagli già pronti in quell’angolo.

Rossignoli si alzò e si rivestì.

L’Inganno di Adelaide Byrne

Roma agli inizi del 900. Il giovane Giacomo Auteri è stato condannato all’ergastolo e sta per entrare definitivamente a Regina Coeli. L’ingresso in quel carcere, noto per le condizioni disumane in cui vivono i detenuti, equivale ad una morte certa.

Gabriele D’Annunzio decide di interessarsi al caso, sia per la sua innata curiosità ma soprattutto per la bellezza della moglie di Giacomo Auteri, Rosa Auteri. Si reca quindi dalla donna e le propone di salvare suo marito a patto che: Se dovessi dimostrare l’innocenza di vostro marito sareste disposta a passare una giornata in mia compagnia e a fare tutto quello che vi chiederò?

La donna, indignata, accetta. Ed ancora una volta Gabriele D’Annunzio con un’abilità diabolica risolve un caso grazie solo alle sue intuizioni e alla sua sagace intelligenza.

L'Inganno (Versione Cartacea)

(Versione Kindle - Versione Kobo – Versione Google Play)

Estratto da L’Inganno

Quando Rosa Auteri si sveglia si accorge di essere madida di sudore. Ancora una volta, come tutte le altri notti, da quando hanno arrestato suo marito, ha fatto lo stesso sogno.

Nel buio della stanza, dalle imposte, non filtra nemmeno un raggio di luce. Deve ancora essere notte fonda. Decide di non alzarsi e sdraiata cerca di riordinare i suoi pensieri. Soprattutto cerca di ricordare il sogno, convinta che abbia attinenza con la realtà che la sta angosciando in quei giorni tristi.

Un sogno che le ricorda vagamente un episodio successo tanti anni prima e di cui non riesce a mettere a fuoco, con nitidezza, gli avvenimenti e le persone. Ricorda che era un pomeriggio d’agosto, afoso, il cui caldo opprimente invece di inibire il suo sistema intellettivo lo eccitava facendolo lavorare più del solito.

Nel pomeriggio le era giunta una lettera. Una lettera d’amore da parte di qualcuno che conosceva da poco e che, per motivi che ora le sfuggono, l’aveva interessata. A quell’epoca, cinque, dieci anni prima, non sa, non ricorda, amava già suo marito e mai e poi mai lo avrebbe tradito.

Ma quella lettera l’aveva colpita in quanto l’autore era un giovane riservato che in sua presenza si era intimidito al punto che egli non aveva saputo più parlare. Aveva volto intorno i suoi grandi occhi di ragazzo impaurito, come se cogliesse per la prima volta una realtà che lo trovava impreparato.

E piena di paure era anche la sua lettera. Rosa Auteri non ne ricorda il contenuto, ma intuisce che quello scritto l’aveva in qualche modo turbata. Si vede intenta a leggere il suo contenuto quando nel vano della porta s'affacciò Giacomo, suo marito, e le disse che doveva recarsi in Comune per il disbrigo di una pratica. Sarebbe stato fuori due, tre ore al massimo. Entrò, le diede un bacio in fretta, se ne andò.

Fuori il sole inondava tutta la piazza, batteva implacabile sulla facciata della casa. Il caldo la opprimeva ed ella si era slacciata la camicetta. Quel giorno non aveva indossato il reggiseno, non per civetteria, ma solo perché con quel caldo snervante le avrebbe dato noia.

Dalla finestra della stanza entravano i rumori del cortile: strilli di bimbi, voci di donne. E quei rumori si confondevano col silenzio cupo dei suoi pensieri. Ora ricorda. Poche settimane ancora e si sarebbe sposata.

Aveva conosciuto da poco Giacomo. Egli aveva venti anni, lei appena diciotto. Era stato amore a prima vista, un amore profondo, per entrambi il primo amore, irruente, di una irruenza che aveva sradicato la sua natura di adolescente educata alla onestà e al rispetto, alla disciplina, alle consuetudini cattoliche, alla nobiltà dei sentimenti.

Eppure quella lettera l’aveva turbata. Forse perché non era mai stata corteggiata da altri uomini. Quella lettera la richiamava alla realtà della vita. Per quanto forte nel suo amore, non poteva fare a meno si sentirsi lusingata dall’amore di un altro giovane che, doveva ammettere, non era meno bello ne meno sensibile di Giacomo.

A diciotto anni era quasi del tutto ignara della vita. Di carattere introverso, fondamentalmente timida, si era unita a Giacomo non solo perché era bello, ma soprattutto per quella solidarietà spirituale che intuiva unirli, ma anche perché si sentiva affiancata a lui nel bisogno quotidiano di trascendere, di svincolarsi da una realtà quotidiana misera e meschina e di anelare al sublime passando attraverso la luce della conoscenza, della comprensione e quella, non meno importante, dei sensi.

Sentimenti, ideali, inquietudini che l’avevano sempre tenuta lontana dalla vita delle sue amiche che considerava insulse e pronte alle gioie facili e meschine di un quotidiano privo di significato.

Quella lettera, in quel pomeriggio assolato, le aveva fatto perdere il solito equilibrio, l’aveva resa debole, stanca, bisognosa di tenerezza, desiderosa di evadere. E Giacomo non era lì con lei.

Proprio mentre nel sogno formulava quel pensiero, il maggiordomo era venuto a dirle che c’era una visita. Era il giovane della lettera. Ma perché non riusciva a metterlo a fuoco? Perché non ne ricordava il nome?

A tutta prima aveva avuto un piccolo gesto di disappunto. In quel momento non aveva desiderio di incontrarsi con il giovane sconosciuto. Le parole d’amore l’avevano intimidita, la obbligavano a fare un grande sforzo per non tenerne conto.

Si sentiva contrariata, eccitata dalla novità di quella lettera che veniva a scompaginare un quadro già disegnato e di cui non aveva intenzione di modificare alcun particolare. Soprattutto l’indispettiva il leggero umidore che avvertiva alla base delle mutandine.

Poco dopo il giovane era apparso sulla soglia della stanza. Il sogno non le aveva consentito di mettere a fuoco i suoi connotati. Avvertiva solo che era bello, vestito d'un abito chiarissimo, elegante, e che dalla sua persona emanava un profumo di Colonia, di lozione da barba, di maschio leggermente accaldato.

Rosa Auteri, vedendoselo apparire così all’improvviso, era avvampata in volto di rossore. Aveva fatto l’atto di alzarsi, ma il giovane l’aveva obbligata a star seduta, si era curvato su lei e le aveva teso le mani.

Attraverso la camicia di seta morbida e profumata, il petto nudo dell'uomo era venuto quasi a contatto con il suo viso. Un violento desiderio fisico l’aveva travolta. Avvertiva che le mutandine era diventate fradice ed un rivolo di sudore le era scivolato dalla tempia sulla gota.

Possibile che fosse successo quello che aveva sognato? Quel sogno era solo un sogno o il ricordo di una realtà vissuta?

La mano del giovane si era posata sulla sua guancia a fermare il rivolo di sudore. Ella non si era ribellata a quel gesto audace, aveva taciuto e si era sentita attraversata da un tremito. E, nell’afa estiva e nel silenzio dominante della stanza, il giovane aveva avvertito quel tremito. Benchè timido, tremante al pari di lei, la sua mano era scesa ad accarezzare la fragilità della tempia, la tenerezza della gota, la seta dei capelli ondulati, la gola nuda.

Non aveva osato andare oltre. Il seno nudo era lì a portata di mano, ma non aveva osato. Nel sogno Rosa Auteri non era riuscita a capire se si era sentita sollevata o delusa dalla mancanza di quel gesto che avrebbe avuto un significato ben al di là della sua semplice banalità.

Nondimeno la carezza dell’uomo era stata lunga, istintiva, piena di tenerezza e di voglia di conforto. Sfinita Rosa Auteri si era serrata contro di lui. Ed egli aveva potuto avvertire la flessuosità di quel corpo giovane e pieno di vita, la turgidità dei piccoli seni.

Poi, le labbra morbide e asciutte dell’uomo si era posate sulle sue. Un piccolo accenno ad aprire le labbra, la lingua che stava per penetrare nell’incavo della sua bocca e Rosa Auteri si era svegliata da quella malia che l’aveva pervasa in quel pomeriggio d’agosto.

Lo aveva respinto, si era liberata dal vortice dell’incoscienza, aveva barcollato, si era appoggiata alla poltrona e ancora tutta scossa da tremiti, da brividi, aveva mormorato:

— Vada via! Vada via!

La Notte del Mistero di Adelaide Byrne

A Castiglion della Pescaia, in Toscana, Eleonora Danieli incontra una sua antica fiamma, Adriana Aldrovandi, che le chiede aiuto per risolvere un intricato caso che riguarda l’uomo che intende sposare. Un uomo che ha due madri e che intende scoprire chi delle due è la sua vera madre. Come sempre Eleonora si rivolge al suo amante e maestro di vita Gabriele D’Annunzio che accetta il caso e quando pone le sue condizioni a Adriana Aldrovandi si sente rispondere: — Non ho alcun problema a darmi a voi. Non sarete ne il primo ne l’ultimo con il quale tradirò il mio futuro marito. Solo mi avrete alle mie condizioni, che vi detterò quando sarà il momento.

E l’aspetta una sorpresa che non si aspettava.

La Notte del Mistero (Versione Cartacea)

(Versione Kindle - Versione Kobo – Versione Google Play)

Estratto da La Notte del Mistero

Non si sarebbe fermata a lungo a Castiglione della Pescaia. Quella piccola cittadina toscana racchiusa dal mare e dai boschi le comunicava un senso di dolce malinconia che le faceva bene.

Malinconia dettata dalla lontananza da Gabriele e dalla recente avventura erotico-sentimentale che si era concessa con un ragazzo più giovane di lei. Avevo avuto la rara fortuna di intraprendere una breve relazione libera da coinvolgimenti affettivi e da qualsiasi illusione, e la coscienza di aver chiuso un breve capitolo della sua vita le procurava un'appagante sensazione di sicurezza. Aveva cercato il piacere fisico e l’aveva ottenuto. Aveva cercato una riprova del suo fascino e l’aveva ottenuta.

Quella mattina tutto era quieto e immobile. Solo le nuvole bianche si muovevano pigramente e il vento alitava così alto che nemmeno il mare e gli alberi facevano rumore. Intorno a lei regnava una solitudine profonda, che avvertiva sempre, anche quando si trovava in mezzo alla gente, in albergo, al passeggio.

Eleonora si guardò intorno. Alla sua sinistra una riva dolce e verdeggiante. Alla sua destra, semplici villette con giardino. Dietro le villette la strada Eleonora e stretta, e a lato della strada il bosco che, inerpicando dolcemente, si estendeva fino alla campagna per finire laggiù dove il sole, con i raggi indorati del tramonto, accendeva di luce giallastra il paesaggio.

Le piaceva stare lungo la spiaggia o sulla terrazza dell’albergo. Quel giorno, al contrario, si era distesa sotto dei faggi secolari e aspirava con voluttà l’afa mattutina che gravava sui rami. Indossava il costume da bagno, ma a differenza delle altre donne, il cui costume era formato da un vestito che copriva dalle spalle alle ginocchia ed un pantalone che scendeva fino alle caviglie, ella non indossava il pantalone per cui i suoi snelli polpacci erano esposti ai raggi del sole e costituivano quasi uno scandalo per i benpensanti della piccola cittadina.

Aveva scelto un luogo appartato e di tanto in tanto le giungevano all'orecchio i passi vicini di persone che attraversavano il bosco. Lei non le vedeva, preferendo rimanere immobile, lo sguardo immerso nel cielo. Inoltre l'assoluto silenzio che la circondava attutiva qualsiasi rumore che immediatamente perdeva di intensità. Se chiudeva gli occhi e subito li riapriva era come se si destasse dalla lunga notte d’amore appena trascorsa. Era come se facesse parte della natura, in quella infinita quiete che aveva intorno.

Improvvisamente quella quiete si ruppe. D’un tratto tutto le sembrò diverso. Dei giovani avevano fatto irruzione nel bosco e le loro voci si levavano alte e sonore. Contrariata di quella intrusione, decise di recarsi alla spiaggia. L’incanto era oramai rotto e la vita intorno a lei aveva ripreso i suoi rumori.

E fu verso mezzogiorno che incontrò Adriana. Se ne stava seduta su una panchina e di tanto in tanto faceva vagare lo sguardo alla ricerca di qualcosa di inconsueto. Sul molo, una donna che avanzava verso di lei attrasse la sua attenzione. Era troppo lontana perché potesse distinguerne i lineamenti, ma il suo corpo giovane e slanciato, straordinariamente flessuoso, le fece pensare a qualcosa di familiare. Solo quando fu a dieci passi da lei si alzò di scatto e le andò incontro.

— Adriana!

— Eleonora!

Poi tacquero entrambe, prese una dall’ammirazione dell’altra. Erano passati dieci anni dall’ultima volta che si erano viste. Erano entrambe all’ultimo anno delle Superiori ed erano amanti.

Eleonora nel guardare la sua amica si disse che non aveva perso nulla del suo fascino sottile ed ammaliante. Forse era anche più bella. E ancora una volta si sorprese a pensare a quelle labbra dalla curva trasparente e gonfie di sangue rosato.

Quante volte si era abbeverata ad esse? Mai abbastanza ed anche in quel momento sentì l’impulso di baciarla, di stringerla a se. Il ricordo della bellezza della lunga schiena flessuosa, dell’impudicizia delle natiche soffici e attraenti, del ventre concavo reso splendente da un vello folto e nero come la notte, delle cosce affusolate, delle fossette nelle ginocchia, dei polpacci snelli da atleta, delle caviglie sottili, tutto riaccendeva il suo desiderio.

Adriana era l’unica donna che aveva amato. Era l’unica donna che era stata capace di accendere il suo desiderio. Eleonora non si considerava lesbica, non aveva particolare inclinazione verso le donne, al contrario si meravigliava di quell’unica eccezione della sua vita.

Sapeva che non le avrebbe fatto schifo andare a letto con un’altra donna, forse ne avrebbe ricavato anche piacere, ma le mancava qualsiasi impulso a cedere a simili tentazioni. E, non le erano mancate le occasioni.

— Dieci anni, — disse

— Dieci anni, — ripetè Adriana.

— Sei sposata?

— No, ma ancora per poco. E tu?

— Io sì, ma è come se non lo fossi. Poi ti racconterò.

La guardò per un attimo e l’occhiata sfacciata di Adriana sembrò dirle:

— Hai ancora voglia di me?

Eleonora si sentì cogliere da una sensazione di inquietudine e turbamento e le sembrò inconcepibile che quel desiderio non si fosse assopito con gli anni, ma d’altronde certe cose non si possano dimenticare con tanta facilità.

Solo allora si rese conto che da tanto tempo non aveva più ripensato a quell'episodio di dieci anni prima, che quasi le sembrava di non averlo mai vissuto.

La campana di una lontana chiesa annunciò che era l’una, l’ora del pranzo.

Adriana disse:

— Devo andare, ma ti verrò a trovare. Dove alloggi?

Eleonora le disse il nome dell’albergo e rimase sorpresa quando l’amica disse, come se non avesse aspettato altro:

— Addio.

Le si avvicinò, la baciò leggermente sulle labbra, le sfiorò, volontariamente o meno, la punta di un seno e se ne andò senza voltarsi.

Eleonora, nell’attesa dell’incontro, camminò tutto il pomeriggio e tutta la sera sul lungomare, ma Adriana non si fece viva. Che fosse già ripartita? Era probabile. Già allora, dieci anni prima, era una ragazza impossibile. Si ricordava che la faceva soffrire di gelosia. Non le nascondeva le sue avventure sia maschili che femminili.

Per tutta la strada non aveva fatto altro che ripensare a quel periodo. E, ogni immagine riaffiorava, nitida, alla memoria. La rivedeva mentre, terminata la scuola, passava davanti a lei e la salutava strizzandole l’occhio come per dire: oggi ci incontreremo.

E si ritrovavano in una vecchia casa abbandonata, dove su un vecchio divano facevano all’amore. Era sempre Adriana a spogliarla. In un rito quasi immutabile. Le slacciava la camicetta, le accarezzava i seni nudi, entrambe non indossavano il reggiseno in atto di sfida verso le loro altre compagne che le ritenevano indecenti, poi le slacciava la gonna e le calava le mutandine che subito portava al naso esclamando: che buon odore.

Adriana si spogliava da sola. Amava farsi ammirare e i gesti che compiva erano sempre lenti e pieni di sensualità. Solo quando erano entrambe nude si baciavano con passione, seno contro seno, le mani ancorate alle rispettive natiche.

Baci che duravano ore, accompagnati dalle scambievoli carezze ai loro sessi in un’estasi continua, ininterrotta. Eleonora doveva ammettere che mai uomo le aveva dato tanto piacere quanto ne aveva ricevuto da Adriana.

Ed ogni istante e ogni particolare di quell'anno della sua vita riemergeva alla sua memoria, soffuso di una insolita e malinconica bellezza. Anche il ricordo più insignificante la inteneriva ancora profondamente, quasi che da solo significasse tutta la sua giovinezza. Forse quei giorni non sarebbero più riemersi dalle tenebre dell'oblio se quell’incontro improvviso non li avesse accesi di nuova luce.

Solo dopo due giorni Adriana si fece viva. E ancora una volta, come un tempo, divisero la dolcezza dell’epidermide, il calore dei loro corpi, la tenerezza dei seni, il confondersi dei velli, l’avidità delle mani voraci, gli interminabili baci osceni.

E come un tempo il piacere divampò mentre mescolavano le loro salive, mentre respiravano ognuna il fiato dell’altra, mentre si inarcavano in orgasmi che non avevano mai fine. Tre giorni e tre notti stettero rinchiuse nella stanza di Eleonora, insaziabili nella loro ingordigia di recuperare il tempo perduto.

Poi, improvvisamente venne la calma e parlarono. E fu allora che Adriana chiese l’aiuto della sua amica.

L’Attrice di Adelaide Byrne

In un assolato pomeriggio romano Gabriele D’Annunzio incontra la bellissima attrice Aurora Andreani e decide che in un modo o l’altro deve averla. Il destino gli viene incontro sotto il rapimento della stessa da parte di una comparsa del suo ultimo film La Principessa Felice.

Con l’aiuto della sua compagna e collaboratrice, Eleonora Danieli, si mette sulle tracce del rapitore, ma, proprio quando sta per cogliere il trionfo, una sorpresa che non aveva messo in conto lo sconcerta.

L'Attrice (Versione Cartacea)

(Versione Kindle - Versione Kobo – Versione Google Play)

Estratto da L’Attrice

Passeggiando per Roma, in quel pomeriggio assolato Gabriele D’Annunzio pensava che, a mano a mano che passavano le settimane, si sentiva sempre più attratto verso Eleonora. Lungi dall'essere scaltra, rapace, estremamente emancipata, come egli aveva creduto al principio, ella con lui si dimostrava tenera e sottomessa.

Innamorata di lui, non ne aveva la certezza ma lo sospettava fortemente, gli faceva capire come la stessa donna, nei rapporti con due differenti uomini, potesse incarnare in sé due persone totalmente diverse l'una dall'altra.

Se con il suo ultimo amante, il Signor Rossignoli, si era dimostrata spietata, crudele, insensibile, con lui, rinunciando alla sua dura femminilità, rivelava la debolezza di chi ama più di quanto non sia amato.

Tutte le volte che Gabriele D’Annunzio trascorreva una giornata con lei, Eleonora faceva del suo meglio per rallegrarlo e vi riusciva. Non solo era colta, fine ed educata, ma in fatto d'amore possedeva una sensualità innata, una impudicizia prodigiosa, un'inventiva sorprendente. Era nata per amare.

Con stupore D’Annunzio si rendeva conto che quella eccitante ragazza piena di sentimento aveva tutte le qualità per diventare una moglie eccellente, ma il matrimonio non rientrava nei suoi progetti. Ne avrebbe potuto sposarla, in quanto, formalmente, Eleonora era già sposata.

Passando davanti al suo negozio di fiori preferito, rammentò improvvisamente che da tre giorni non vedeva più Eleonora e che non le mandava fiori. Imperdonabile!

Stava per entrare nel negozio quando la sua attenzione fu attirata da una giovane che avanzava verso di lui. Gli snelli fianchi, stretti in una lunga gonna azzurra, accompagnavano graziosamente il ritmico dondolio dei seni, prova che la donna non indossava il busto.

Già da lontano, Gabriele l'aveva giudicata bella e quell'impressione si andava rafforzando a mano a mano che la distanza fra loro diminuiva. Nel passargli accanto, la giovane ricambiò il suo sguardo con una fredda e lunga occhiata scrutatrice, poi rispose all'ossequioso saluto che la fioraia le aveva rivolto.

— Chi è? — domandò D’Annunzio appena si fu allontanata.

— Adriana Andreani, una attrice cinematografica.

— Peccato che una creatura cosi avvenente debba essere anche tanto gelida e altera.

La fioraia sorrise.

— Non si lasci trarre in inganno, principe — disse. — Non è ne gelida ne altera.

Uscito nella via, provò la sensazione strana, inusitata e lievemente sgradevole di non aver nulla da fare, nessun posto ove andare, nessuna persona con cui discorrere. Per ammazzare il tempo, imboccò Via Veneto, fermandosi davanti a tutti i negozi. D’Annunzio non poteva fare a meno di pensare a Adriana Andreani.

Oziosamente, egli passeggiò a lungo nelle strette strade di Roma, osservando il mondo che girava attorno a lui. Ogni tanto si ritrovava in qualche piazza deserta, dove gli alberi mossi da una gentile brezza lanciavano sulle panchine la loro ombra in un mutevole disegno di macchie nere e dorate. Dietro il fogliame si intuivano, più che vedere, le facciate neo-classiche delle belle case signorili.

Ancora una volta si ritrovò in via Veneto. A Roma, per quanto lontano ci si spingesse, si finiva sempre per tornare in quel punto. Poi, la sua attenzione fu attratta da una vecchia copia della Divina Commedia esposta nella vetrina di un antiquario.

Con il proposito di comprarla D’Annunzio entrò nel negozio. Era deserto e odorava di muffa. Per qualche minuto rimase solo, fra i vecchi libri ingialliti e le maschere settecentesche posate su vecchi mobili di antiquariato. Alla fine, impazientito, si volse per andarsene: possibile che nessuno si curasse di lui?

In quel momento una fanciulla si fermò un istante a guardare la vetrina. D’Annunzio ebbe appena il tempo di scorgerne il viso. Era il più bello che mai avesse veduto. Era il viso di Adriana Andreani.

Si slanciò fuori del negozio, ma la fanciulla si era già allontanata, attraversando la via con un lieve fruscio della gonna di seta nera. Aveva già raggiunto il marciapiede di faccia e camminava svelta.

Dopo circa un quarto d’ora, nel quale D’Annunzio aveva potuto appurare che non poteva avere più di vent’anni, la ragazza entrò in una pasticceria. Già sul punto di seguirla anche là dentro, D’Annunzio si senti mancare il coraggio e dovette constatare, suo malgrado, che stava respirando con un ritmo più rapido del solito.

— Che mi succede? — si domandò stupefatto.

Non lo sapeva e non aveva tempo per cercare di conoscere le insensate emozioni cui era preda. Di una cosa sola si rendeva conto: non voleva perdere quella incantevole creatura. Doveva conoscerla, ma soprattutto doveva averla.

Entrare nel negozio sarebbe stato banale. L’avrebbe pedinata per apprendere il suo indirizzo e con calma avrebbe studiato una strategia.

Poco dopo la ragazza uscì e dopo aver percorso una miriade di strade secondarie sbucò in Piazza dell’Orologio. Nell'ombrosa piazza silente, D’annunzio si guardò attorno e vide la ragazza sparire in una delle palazzine schierate ai quattro lati della piazza. Poi si avviò sui suoi passi. Vicino alla porta, sotto il campanello, c'era una targhetta di bronzo, su cui era scritto: Andreani.

Su un muro, poco lontano, un cartellone attirò la sua attenzione. Su esso c’era scritto: Domani al Cinema Romano la prima del Film di Adriana Andreani, La Principessa Felice.

E un’idea gli balenò nel cervello.

Le Due Rivali di Adelaide Byrne

Una conversazione carpita in treno da Gabriele D’Annunzio gli fa sospettare la possibilità di un delitto. Con la sua amante e collaboratrice, Eleonora Danieli, si trasferisce sulla Riviera Ligure, e più precisamente a Santa Margherita Ligure, per controllare che nulla accada al famoso pittore Ernesto Giribaldi, la vittima probabile.

E qui, proprio sotto i suoi occhi, avviene il delitto. Un delitto impossibile, in quanto, nella cabina da spiaggia in cui è avvenuto il misfatto, nessuno è entrato. Inoltre la cabina è stata tenuta costantemente sotto sorveglianza. Inizialmente si sospetta il suicidio, ma come si sarebbe ucciso? La ferita è proprio al centro della schiena, in un punto in cui la mano non può arrivare. E poi non vi sono armi nella cabina. Un mistero, un vero rebus.

Le Due Rivali (Versione Cartacea)

(Versione Kindle - Versione Kobo – Versione Google Play)

Estratto da Le Due Rivali

Quell'autunno era così dolce che il dodici ottobre, al mattino, parecchie famiglie, che avevano prolungato la loro dimora nelle ville di Santa Margherita Ligure, erano discese in riva al mare.

Questo si sarebbe detto, fra le rocce e le nubi dell'orizzonte, un lago di montagna, assopito in mezzo agli scogli che l'imprigionavano, se non vi fosse stato nell'aria quel qualche cosa di leggero, e nel cielo quei colori pallidi, teneri e indefiniti, che danno a certe giornate, in quella zona, un fascino particolarissimo.

— E' delizioso! — mormorò Eleonora.

E aggiunse, dopo un momento:

— Tuttavia, non siamo venuti qui per goderci degli spettacoli della natura o per domandarci se quell'enorme guglia di pietra che si drizza alla nostra sinistra fu realmente la dimora di Gabriele D’Annunzio.

— Siamo venuti qui — disse il principe D’Annunzio — in seguito alla conversazione che io ho sorpreso, due settimane fa, in una vettura-ristorante, tra un signore e una signora.

— E di cui io non ho potuto afferrare nemmeno una parola...

— Se quel signore e quella signora avessero sospettato per un solo momento che si fosse potuto afferrare una sola parola di quello che dicevano, non avrebbero fiatato, perchè quel che dicevano era di una gravità eccezionale. Ma io ho l'orecchio finissimo, e, pur non avendo potuto udire tutte le frasi, affermo che possiamo basarci su due certezze. La prima. Quel signore e quella signora, che sono fratello e sorella, hanno appuntamento oggi, dodici ottobre, a mezzogiorno meno un quarto, nella località detta Nozarego, con una terza persona, sposata, che vuole ad ogni costo riavere la sua libertà. La seconda. L'appuntamento, durante il quale si metteranno definitivamente d'accordo, deve essere seguito verso sera da una passeggiata sulle rocce a picco sul mare; alla quale passeggiata la terza persona condurrà colui o colei, non sono in grado di precisare, di cui cercano di sbarazzarsi. Ecco le basi della faccenda. Orbene, poiché io so che c'è, sopra Santa Margherita Ligure, una località detta Nozarego, tutt'altro che frequentata, noi siamo qui già da tempo per ostacolare il piano di quei malvagi personaggi.

— Quale piano? — domandò Eleonora. — Perchè, infine, siete voi che supponete che vi sarà una vittima e che questa vittima sarà precipitata dall'alto delle rocce. Mi avete detto voi stesso di non avere udito alcuna allusione alla possibilità del delitto....

— Infatti, ma ho sentito delle parole chiarissime relativamente al matrimonio del fratello o della sorella con la moglie o col marito della terza persona, il che implica la necessità di un delitto...

Erano seduti sulla terrazza del Circolo, di fronte alla scala che discendeva alla spiaggia. Dominavano, così, alcune cabine private, dinanzi alle quali quattro signori giocavano al bridge, mentre alcune signore discorrevano e ricamavano.

Più lontano, verso il mare, vi era un'altra cabina, isolata e chiusa.

Cinque o sei bimbi, con le gambe nude, giocavano nell'acqua.

— Ebbene, no — disse Eleonora — tutta questa dolcezza e questo fascino di autunno non riescono a distrarmi. Ad onta di tutto, presto tanta fede a tutte le vostre supposizioni che non posso, distrarmi dal brutto problema. Quale, tra queste persone, è la minacciata? La morte ha già scelto la sua vittima. Quale? E' forse quella donna bionda, che si dondola, ridendo? E' forse quel signore grosso che mima? Qual'è l'individuo che nasconde nel fondo del suo intimo l'idea del delitto? Tutta questa gente sembra serena e si diverte, tuttavia la morte si aggira all'intorno.

— Finalmente — esclamò D’Annunzio — finalmente anche voi vi appassionate! Non ve l'avevo detto, forse? Tutto è avventura e solo l'avventura ha valore nel mondo! Al soffio di quel che può accadere, eccovi tutta fremente. Partecipate a tutti i drammi che vi palpitano intorno, e il senso del mistero si sveglia in fondo al vostro essere! Con che sguardo acuto osservate quella coppia che arriva! Chi può sapere? Forse, quel signore vuole sopprimere sua moglie? Oppure è la signora che sogna di far sparire suo marito?...

— I Giribaldi? Neppure per sogno! Sono una coppia eccellente. Lui è uno scultore e pittore di fama, lei una scrittrice di altrettanto valore. Ieri, all'albergo, ho parlato a lungo con la moglie, ed …....

— E siete andata a letto con suo marito, non lo negate Eleonora. Volevate scoprire qualcosa: avete scoperto qualcosa? No, come immaginavo. Vi ha, per lo meno, soddisfatta?

Eleonora Danieli arrossì e disse, con un fil di voce:

— Sì, è stato piacevole. E non dubito che voi abbiate…..

— Oh, io ho giocato al golf con Ernesto Giribaldi che si dà delle arie di seduttore. Era raggiante per avervi avuta. Non mi ci è voluto molto per capire cosa era successo. E bastato nominarvi che i suoi occhi si sono illuminati ed ha assunto un’aria da pavone. Al contrario io non ho corteggiato la moglie che si vede lontano un miglio che ama, con tutta se stessa, il marito.

I Giribaldi si erano avvicinati, e con loro furono scambiate poche parole.

La signora Giribaldi, che indossava un costume alquanto audace che le scopriva le spalle, l’inizio del seno e i polpacci, raccontò che le due bimbe erano tornate quel mattino a Genova con la governante. Suo marito, impeccabile nella sua tenuta da spiaggia, indifferente alla presenza di Eleonora, si lagnò del caldo.

— Isabella, hai la chiave della cabina? — domandò a sua moglie, quando ebbero lasciato D’Annunzio ed Eleonora, e si furono fermati in cima alla scala, a dieci passi di distanza.

— Eccola — disse la moglie. — Vai a leggere il giornale?

— Sì, a meno che tu non voglia far quattro passi con me.

— Sarà meglio nel pomeriggio, stamattina debbo scrivere alcune lettere.

— D'accordo. Nel pomeriggio faremo una gita sulle rocce.

Eleonora e D’Annunzio si guardarono con sorpresa.

L'annuncio di quella passeggiata era casuale, oppure si trovavano, contrariamente a quel che si aspettavano, proprio alla presenza della coppia che cercavano?

Eleonora tentò di ridere:

— Il cuore mi batte violentemente. Tuttavia mi rifiuto assolutamente — ella mormorò — di credere a una cosa simile. Io e mio marito non abbiamo mai litigato, diceva ieri la signora. No, è chiaro che è una coppia che va d'accordo perfettamente, anche se lui non le è fedele ed io ne sono la prova. Avete visto con quanta nonchalance ha fatto finta di non conoscermi.

— Vero. Vedremo fra poco, a Nozarego, se uno di loro raggiunge il fratello e la sorella...

La Signora dalla Mannaia

Orribili delitti seriali stanno avvenendo a Roma. Giovani donne vengono rapite, torturate e poi uccise con un colpo di mannaia in testa. Chi è che compie questi delitti e perché? Gabriele D’Annunzio, a seguito del rapimento della sua amante Eleonora Danieli è costretto ad indagare per salvare l’amata dal settimo colpo di mannaia. Ed egli, con la semplice logica del ragionamento, riesce a districare una terribile e oscura vicenda.

La Signora dalla Mannaia (Versione Cartacea)

(Versione Kindle - Versione Kobo – Versione Google Play)

Estratto da La Signora dalla Mannaia

A volte si parla di un avvenimento che si pensa lontano da noi, ma poi il caso fa sì che ci si piombi dentro.

Il giorno del funerale della povera signorina Ennagret Ziegler, governante presso la famiglia Gusberti di Anzio, il tempo era umido e freddo, il portico, l'andito, la portineria, la scala furono fin dalle prime ore pieni di gente accorsa a rendere omaggio a quella povera ragazza che, lontana dalla sua patria, aveva trovato una così orribile morte.

Il signor Antonino, per mettere un argine ai mendicanti veri e falsi, che accorrono ai funerali come i mosconi sullo zucchero, ordinò che si chiudesse un battente della porta e vi piantò due guardie della Questura.

La giovane e bella governante era troppo conosciuta da quelle parti, perché la notizia della sua morte non avesse a tirar gente dalle più lontane case del Borgo, nonché una folla di curiosi attratti dalla tragicità della morte.

Verso le dieci in Anzio si stentava a passare tanta era la folla. Non mancava nessuno. I parenti, le due sorelle arrivate dalla Germania, i signori Gusberti, i parenti dei Gusberti, gli amici, i curiosi, venuti chi per interesse, chi per pietà, chi per dovere chi solo per vedere.

I Gusberti, gente benestante, vestivano in nero e affettavano una certa preminenza, perché la morta era la loro governante. Pareva quasi che se ne vantassero. Le due sorelle tedesche invece si comportavano più dimessamente.

Il signor Antonino Gusberti, bello e sbarbato, in abito nero, col cilindro fasciato a lutto, faceva gli onori di casa, tra l'anticamera, l'uscio e il pianerottolo, stringendo la mano ai parenti di riguardo, salutando con la mano in aria i più poveri, alzando le spalle, ritraendo il capo, socchiudendo gli occhi a quell'espressione politica e filosofica, che tradotta in parole verrebbe a dire: «Che dobbiamo farci?»

In un angolo, la signora Margherita Gusberti, sorella di Antonino, maritata all'impresario Maurizio Bezzola, sotto un gran cappello alla don Carlos, richiamava ancora gli occhi della gente con la sua bellezza teatrale, che né i quarant'anni sonati, né le ciprie del palcoscenico avevano potuto cancellare dalla sua faccia larga e matronale di Norma.

Il cavaliere suo marito, glorioso avanzo d'una mezza dozzina di fallimenti, dominava anche lui con le spalle e con la voce baritonale, d'un sonoro accento toscano, con cui seguitava a brontolare contro la folla dei mendicanti, come se avesse pagato il posto e il diritto di brontolare.

Eleonora Danieli che era amica della signor Gusberti era giunta lì insieme al suo amante Gabriele D’Annunzio.

Osservando con attenzione i preti che cominciavano a brontolare orazioni, disse:

— Questa è la sesta vittima, se non sbaglio?

— Non sbagliate, mia cara, — le rispose D’Annunzio.

Era uno degli avvenimenti più intricati in cui si fossero imbattuti.

Nello spazio di diciotto mesi erano state assassinate sette donne di condizioni diverse, dai venti ai trenta anni, dimoranti a Roma o nel territorio romano.

D’Annunzio ricordava perfettamente i nomi delle prime cinque vittime: signora Landini, moglie di un medico, signorina Ardenti figlia di un banchiere, signorina Comaschi, lavandaia, signorina Ernestha Vernaschi, sarta, e signorina Grillandi, artista pittrice.

Queste cinque donne erano scomparse senza che fosse possibile raccogliere un solo particolare che spiegasse perchè erano uscite dalle loro case, perchè non vi erano tornate, chi le aveva attirate fuori e come erano state trattenute.

Otto giorni dopo la loro scomparsa, si ritrovava ciascuna di esse in un punto qualsiasi della periferia occidentale di Roma, ed ogni volta era un cadavere che si ritrovava, il cadavere di una donna colpita alla testa con un colpo di mannaia.

Ed ogni volta, accanto a quella donna legata solidamente, il viso inondato di sangue, il corpo dimagrito per la mancanza di nutrimento, delle tracce di ruote dimostravano che il cadavere era stato trasportato in quel posto da una vettura. 

L'analogia dei cinque delitti era tale che vi era stata una sola istruttoria che aveva riunito le indagini sui cinque assassini, le quali, del resto, non avevano portato a nessun risultato. Ogni volta che vi era la scomparsa di una donna, la scoperta del suo cadavere avveniva esattamente otto giorni dopo.

Le corde usate per legare le vittime erano identiche. Identiche pure le tracce lasciate dalle ruote, identici i colpi di mannaia, tutti assestati al disopra della fronte, proprio al centro della testa e verticalmente.

Quale era il movente?

Le cinque donne erano state completamente spogliate dei loro gioielli, portamonete e oggetti di valore. Ma si poteva ugualmente attribuire il furto a dei malviventi o a dei passanti, poiché i cadaveri giacevano in località deserte. Nessuna di loro portava segni di violenza sessuale.

Bisognava supporre l'esecuzione di un piano di vendetta oppure di un piano, destinato a far sparire una serie di persone, che avessero vincoli tra loro, e avessero diritto, per esempio, a una futura eredità?

Anche su questo punto tutto era tenebre.

Si costruivano delle ipotesi che immediatamente erano distrutte dall'esame dei fatti. Si seguivano delle piste che subito venivano abbandonate.

E bruscamente vi era stata una sorpresa teatrale.

Una spazzina aveva raccolto su un marciapiedi un taccuino che aveva consegnato al vicino Commissariato.

Tutti i fogli di quel taccuino erano bianchi, tranne uno su cui era la lista delle donne assassinate, lista compilata secondo l'ordine cronologico, e i cui nomi erano accompagnati da numeri, Landini 132, Vernaschi 118, ecc.

Era probabile che non si desse molta importanza a quelle righe, che il primo venuto poteva aver scritto, poiché tutti conoscevano la funerea lista. Ma invece di cinque nomi nel taccuino ve ne erano sei.

Sì, al disotto del cognome Orsomandi 128, si leggeva: Ziegler 114.

Era quella la rivelazione di un sesto assassinio? Purtroppo sì. L'origine evidentemente tedesca del nome restringeva il campo delle indagini che, infatti, furono rapide. Si era stabilito che quindici giorni prima una certa signorina Ennagret Ziegler, governante presso una famiglia di Anzio, aveva lasciato il suo posto per ritornare in Germania, e che, da allora, le sue sorelle, benché avvertite per lettera del suo prossimo arrivo, non avevano più sentito parlare di lei.

Nuove indagini, poi un fattorino postale aveva ritrovato il cadavere nel parco di Villa Ada. La signorina Ziegler aveva il cranio spaccato nel mezzo.

I tetri pensieri di Gabriele D’Annunzio furono sviati dal corteo funebre che, infilato l'androne della porta aveva piegato a sinistra e si era disteso come una vera biscia lungo il via Agrippina, verso la parrocchiale del Sacro Cuore di Gesù.

Nel via vai delle vetture, dei carri, dei tram, della folla che brulicava in quel popoloso quartiere, il funerale si allungò nel sudicio della strada, dove le pozzanghere d’acqua rendevano quasi impraticabile la strada.

 La gente che si arrestava a guardare un poco, sbadatamente, a questo fatto così comune del morto che passa, non suscitava altro se non il fastidio di aspettare. Quindi la folla si rimescolava e seguitava a scorrere nel declivio dolce e potente della vita.

D’Annunzio tornò con il pensiero al taccuino che tanta emozione aveva creato nel pubblico in quell'occasione e di quale fremito d'orrore aveva causato la lettura di quella lista, tracciata certamente dalla mano stessa dell'assassino.

Che si può immaginare di più spaventoso di una simile contabilità, tenuta a giorno come il registro di un buon commerciante? Il giorno tale ho ucciso questa, il giorno tal altro ho ucciso quell'altra. E, come risultato dell'addizione: sei cadaveri.

Contro ogni aspettativa i periti e i grafologi non avevano stentato a mettersi d'accordo, e avevano dichiarato all'unanimità che la calligrafia apparteneva a una donna, a una donna istruita, fornita di gusto artistico, di fantasia, e di una estrema sensibilità.

La «Signora della Mannaia», come i giornali avevano preso a chiamarla, certamente non era una donna qualunque, e migliaia di articoli avevano studiato il suo caso, esponendo la sua psicologia, e si perdettero in bizzarre spiegazioni.

Tuttavia, fu l'autore di uno degli articoli — un giovine giornalista che per la sua scoperta fece rapida carriera — il quale recò il solo elemento di verità e lanciò in quelle tenebre la sola luce capace di attraversarla.

Poiché cercava di trovare un senso alle cifre collocate alla destra dei sei nomi, egli era stato indotto a domandarsi se per caso quelle cifre non rappresentassero semplicemente il numero dei giorni che separavano i delitti l'uno dall'altro.

Bastava verificare le date.

Immediatamente era stata constatata l'esattezza della sua ipotesi. La scomparsa della signorina Vernaschi era avvenuta 132 giorni dopo quella della signora Landini, quella di Ermminia Comaschi 118 giorni dopo quella della signorina Vernaschi.

Dunque, non era possibile esitare, e la giustizia non potè non tener conto di una soluzione che si adattava con tanta esattezza alle circostanze. Le cifre corrispondevano agli intervalli.

Ma, a quel punto, sorse un'osservazione.

La signorina Ziegler era stata l'ultima vittima. Era stata rapita il 26 di giugno, e poiché il suo nome era accompagnato dal numero 114, non si doveva ammettere che un'altra aggressione sarebbe avvenuta 114 giorni dopo, ossia il 18 ottobre?

Non si doveva credere che l'orribile bisogna si sarebbe ripetuta secondo la volontà segreta dell'assassina? Non era lecito spingersi fino all'estremo dell'argomentazione che attribuiva alle cifre, a tutte le cifre, alle ultime come alle prime, il valore di date fatali?

Passi di Morte sulla Neve

Dopo la terribile esperienza vissuta da Eleonora Danieli, l’amante di Gabriele D’Annunzio, nell’avventura della Signora dalla Mannaia, questa si è ritirata a Lucignano, un incantevole paesino alle porte di Arezzo. Da qui scrive una lettera a Gabriele D’Annunzio che, preso da nostalgia per la donna, la raggiunge, in tempo per risolvere un intricato delitto a cui la stampa ha dato il titolo di Passi di Morte sulla Neve.

Passi di Morte sulla Neve (Versione Cartacea)

(Versione Kindle - Versione Kobo – Versione Google Play)

Estratto da Passi di Morte sulla neve

Margherita De Santis, nata Bontempi, dopo aver deposto sulla scrivania l'astuccio contenente la pistola, ancora stesa sul velluto, si avvicinò allo specchio per fissare bene il punto nel quale si sarebbe sparata.

Al cuore? Alla tempia? Non aveva ancora deciso.

Sempre elegante, sempre corretta, tanto in costume da passeggio o in vestaglia da camera, come in abito nero, quante volte, nel corso di dieci anni, ella si era guardata in quello specchio! E vi aveva trovato sempre l’immagine di una donna bella ed affascinante ma dallo sguardo indifferente.

Ma negli ultimi tempi, in quei giorni in cui l’amore aveva fatto irruzione nella sua vita, ella aveva accuratamente esaminato il proprio volto stanco di donna, che stava per sfiorare i trent’anni, e, nel constatare la piega amara della bocca, l'espressione triste degli occhi, aveva detto: Finiamola.

Non le erano mai mancati i corteggiatori, ma schiacciata dalla gelosia del marito e dalle sottointese avanches di suo suocero, si era sempre astenuta dal mettere in gioco il suo cuore o il suo nome, sapendo bene che poca cosa bastava per infrangere l'uno o macchiare l'altro.

Al suicidio quindi non la spingevano nè la miseria, nè l'insuccesso, nè le angosce di una disperazione che non sapeva classificare, nè le ultime esigenze di una reputazione compromessa. No, il male che la affliggeva mortalmente era l’orrore, lo scoraggiamento, il pensiero di non avere un futuro, di non potere amare liberamente Ernesto.

Già da qualche tempo, ella tirava avanti solo per forza di abitudine nell'esistenza irrequieta che aveva sempre vissuto e che, sebbene non sapesse concepirne una diversa, l’aveva nondimeno sfibrata. Là dove una volta aveva trovato la contentezza delle cose semplici, se non la felicità, ora non provava altro che una confusione mentale.

Aveva perso ogni illusione, ogni certezza. Era stanca degli amplessi del marito, da cui non ricavava nessun piacere, era stanca delle volgarità del suocero, era stanca di vivere senza nessuna prospettiva, senza nessuna speranza d’amore.

Anima sensibile, psicologa sagace, anatomista dolcemente crudele, ella provava un'angosciosa voluttà nell’affondare lentamente il coltello delle sue inquietudini nelle carni vive.

Ernesto le aveva aperto uno spiraglio nella vita reale, le offriva un campo abbastanza vasto alla sua immaginazione, più sottile che brillante, la quale si occupava meno di stringere i nodi di un intrigo complicato, che di sorprendere le infinite sfumature d'un carattere e d'un sentimento.

Tutto quanto il suo dramma si svolgeva nel suo cuore.

Un fuggevole, ma intenso, appassionato bacio, aveva cambiato la sua vita. Il tocco aspro, violento di suo marito, che si impastava le mani dei suoi seni delicati, indifferente al dolore che le provocava, si era scontrato con quello dolce e delicato di Ernesto che aveva esercitato su di lei la seduzione di certi fiori esotici il cui profumo, troppo a lungo aspirato, era diventato per lei come un veleno.

Così, nella sua anima, che da tempo vagava raminga per il mondo, rosa dalla disperazione e dall'apatia, quante tentazioni non aveva suscitato quel bacio, quella carezza lieve sul suo seno nudo e sussultante, seducente. Di quanti disastri non era stato la causa prima e insospettata, col suo perturbante profumo di proibito e di peccato!

Morire era l’unica soluzione! Ma la sua gioventù gridava: voglio vivere!

Lentamente Margherita si allontanò dallo specchio e si sedette, respingendo l'astuccio della pistola per appoggiarsi alla tavola.

I ricordi, ricordi di anni lontani e di episodi recenti, le affluivano ora alla memoria, tristi e dolci come il profumo dei fiori appassiti che si trovano, a volte, in fondo ai cassetti, tra i fogli delle lettere ingiallite.

Ricordava i sogni fatti nelle solitudini della spiaggia, sogni cullati dalla voce continua e solenne dei flutti; ricordava i boschi pieni di leggende, nei quali aveva paura allorquando imbruniva, e gli alberi secolari del parco, ai quali raccontava i suoi progetti per l'avvenire, balbettando dei versi.

Spesso aveva sofferto del suo isolamento. Allora aveva letto molto, ogni sorta di libri, ed aveva pensato troppo, costruendo, nella sua mente di ragazza ardente e impressionabile, un mondo che non aveva mai avuto modo di conoscere, sino al suo incontro con Ernesto.

Si chiese se avesse mai amato suo marito. Non sapeva darsi una risposta. Quando l’aveva incontrato era molto giovane e la bellezza di lui l’aveva colpita particolarmente. Si era lasciata conquistare dall’esteriorità, non intuendo quale meschino animo albergasse in quel corpo che sembrava essere quello di un angelo.

Aveva reagito creandosi un mondo artificiale, rifuggendo la sua immaginazione fantasiosa, il suo volersi scrutare, il suo ricercare l’astrazione in ogni cosa, nel voler giudicare con spontaneità, nel seguire il suo istinto.

Aveva plasmato la propria vita sul dogma che sino al quel momento le erano stati inculcati: l'onore, il rispetto al proprio nome e di quello del marito, l'amore filiale in quanto ha di austero. Le gioie del cuore erano rimaste per lei lettera morta, e il focolare non evocava nel suo spirito altro che le tristezze d'una casa silenziosa, di amplessi privi di tenerezza, di scenate di gelosia.

Aveva sognato di essere adorata e rispettata, si era ritrovata sola e indifesa in balia di due uomini che nulla avevano di gentile e il cui unico scopo nella vita era arraffare denaro e scopare, nel senso più volgare della parola.

Imbruniva, era quasi notte: una notte fredda, invernale.

Pensò: Credevo fosse più facile morire!

Poi, un pensiero le attraversò la mente. E se a morire fosse stato suo marito?

Il Talismano del Cavaliere Templare

Ottava avventura del ciclo che potremmo definire Gli otto rintocchi della pendola, Adelaide Byrne, l’autrice del romanzo, ci trascina da un’epica battaglia tra cristiani e mussulmani a un bordello di lusso, ove, inspiegabilmente, D’Annunzio fa prostituire la sua amante.

Si passa così da un’atmosfera da romanzo di avventure, ad un mistero in piena regola, a quello che è, infine, un aperto omaggio al romanzo Histoire d’O di Pauline Reage.

Scelta che sembra inspiegabile, ma per coloro che conoscono la vita di Gabriele D’Annunzio sanno anche dei suoi grandi amori e delle sue forte depravazioni, per cui questo episodio, che ripeto può sembrare fuori luogo, a ben vedere ha una sua logica.

Il Talismano del Cavaliere Templare (Versione Cartacea)

(Versione Kindle - Versione Kobo – Versione Google Play)

Estratto da Il Talismano del Cavaliere Templare

Il Castello stava per cadere nelle mani degli infedeli. In quel giorno che essi consideravano l’ultimo della loro vita, e il prossimo assalto sarebbe stato quello definitivo, fenomeni celesti e terrestri fecero presagire agli assediati ogni specie di calamità e di eventi straordinari.

Al mattino il cielo si era improvvisamente e completamente oscurato, poi era apparsa, luminosa, una cometa dalla lunghissima coda. I soldati, facendosi il segno della croce, credettero di vedere nella coda della cometa una fossa sepolcrale e la croce del martirio.

Questi spaventosi presagi indussero gli abitanti del castello a pregare, nella orribile attesa di una morte certa ed inumana. Si diceva che i mussulmani usavano impalare tutti i loro prigionieri o crocifiggerli dopo averli bagnati di olio bollente. Le donne venivano fatte schiave e le più belle mandate come concubine negli harem degli sceicchi. 

La stessa natura aveva perso il suo ordinario aspetto. La campagna si era mutata in un pantano impraticabile, le api ronzavano a sciami attorno agli alveari e gli animali al pascolo gemevano e mugghiavano.

Era come se intuissero che da quella invisibile linea di confine, che era l’orizzonte, si profilasse la minaccia del pericolo. Aquile, falchi, corvi, avvoltoi, iene e fiere selvagge si contendevano i morti, nel cuore di quella desolazione, ove, all’apparenza, non c’era anima viva.