Wydawca: Campi di Carta Kategoria: Humanistyka Język: angielski Rok wydania: 2013

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Opis ebooka Dimagrire: una scelta consapevole - Emanuela Scanu

Questo non è un altro libro sulle diete. Certo, si parla di cibo, di alimentazione, ma principalmente si parla di cambiamenti che devono avvenire dentro di voi, se volete veramente raggiungere l’obiettivo della perdita e del successivo mantenimento del peso corporeo.Se sperate di trovare qui la formula magica, la bacchetta della felicità, rimarrete delusi. Forse non ve ne siete accorti, ma nella vita senza sacrifici non si ottiene nulla. Il percorso proposto è una strada in salita, costellata da mille difficoltà: ma una volta arrivati al traguardo quello che avrete imparato sarà vostro per sempre.

Opinie o ebooku Dimagrire: una scelta consapevole - Emanuela Scanu

Fragment ebooka Dimagrire: una scelta consapevole - Emanuela Scanu

CAMPI APERTI - 1

Emanuela Scanu

DIMAGRIRE: UNA SCELTA CONSAPEVOLE

Il METODO INTEGRATO

della Dott.ssa Scanu

Campi di Carta

© 2013 Campi di Carta, Associazione Culturale

01100 Viterbo, Via Monte Pertica, 14

http://www.campidicarta.org

L’editore si rende disponibile, con gli aventi diritto, per l’eventuale materiale iconografico utilizzato.

Questo e-book contiene materiale protetto da copyright e non può essere copiato, riprodotto, trasferito, distribuito, noleggiato, licenziato o trasmesso in pubblico o utilizzato in alcun altro modo ad accezione di quanto è stato specificamente autorizzato dall’editore.

Qualsiasi fruizione non autorizzata di questo testo così come l’alterazione delle informazioni elettroniche sul regime dei diritti costituisce una violazione dei diritti dell’editore e dell’autore e sarà sanzionata civilmente e penalmente secondo quanto previsto dalla Legge 633 e successive modifiche.

http://metodointegrato.wordpress.com

http://www.espaf.it

Edizione digitale: maggio 2013

ISBN: 9788890789182

Edizione digitale realizzata da Simplicissimus Book Farm srl

Indice

Prefazione

Capitolo 1 - Dimagrire è una questione di… testa

Capitolo 2 - Perché è difficile seguire una dieta

Capitolo 3 - Le false credenze che ti rovinano la vita

Capitolo 4 - Autostima: dove sei?

Capitolo 5 - Stress e aumento di peso

Capitolo 6 - Errori comuni e soluzioni speciali

Capitolo 7 - L’attività fisica: per molti un problema

Capitolo 8 - È il momento di valorizzarti!

Capitolo 9 - La strada verso il cambiamento

Capitolo 10 - Le ultime raccomandazioni: lavorare in più fasi

Appendice

Scheda 1: Le Sostanze Alimentari

Scheda 2: Le Combinazioni Alimentari

Scheda 3: La Fibra Alimentare

Scheda 4: Le Tisane

Scheda 5: Erbe E Spezie in Cucina

Scheda 6: Piccoli Consigli AD Errate Abitudini

Scheda 7: La Bilancia Facile (un aiuto in cucina)

Scheda 8: Valuta Il Tuo Imc

Scheda 9: Saper Leggere Le Etichette

Scheda 10: Attività Fisica Come E Quando

Scheda 11: Alimentarsi Prima E Dopo La Palestra

Scheda 12: Ventre Piatto

Scheda 13: Per Riflettere

Scheda 14: Vedersi Magre

Scheda 15: Donne … Super Donne … Super Mamme !!!

Ringraziamenti

DIMAGRIRE: UNA SCELTA CONSAPEVOLE

IL METODO INTEGRATO DELLA DOTT.SSA SCANU

Prefazione

Questo non è un altro libro sulle diete. Certo, si parla di cibo, di alimentazione, ma principalmente si parla di cambiamenti che devono avvenire dentro di voi, se volete veramente raggiungere l’obiettivo della perdita e del successivo mantenimento del peso corporeo.

Se sperate di trovare qui la formula magica, la bacchetta della felicità, rimarrete delusi. Forse non ve ne siete accorti, ma nella vita senza sacrifici non si ottiene nulla. Il percorso che propongo è una strada in salita, costellata da mille difficoltà, ma una volta arrivati al traguardo quello che avrete imparato sarà vostro per sempre.

Niente di duraturo si ottiene se vogliamo passare per le scorciatoie: l’unico sistema è un impegno sincero, costante, vissuto con entusiasmo.

È necessario riprendere in mano la propria vita, riappropriandosi del proprio corpo “passo dopo passo”, scoprire in che cosa credete davvero, fare attenzione a come vi comportate e a quello che fate quando le cose non vanno per il verso giusto. A cosa dedicate tempo e come lo fate, ma anche a come spendete i soldi ed infine a come mangiate. Non è una questione di chili anche se i chili c’entrano eccome! Ciò che siete sta nel vostro piatto, il vostro rapporto con il cibo dice tutto dell’atteggiamento che avete nei confronti della vita: mangiate nello stesso modo in cui vivete.

Le abbuffate o le privazioni continue s’intrecciano ad esigenze intime e assolute che vanno al di là del rapporto con la bilancia o con l’immagine esteriore. Ad attivarsi è ben altro: la dose di gioia e di benessere o la soddisfazione a cui credete di aver diritto.

Mi occupo di disturbi dell’alimentazione da circa venti anni e sono una psicologa, ma recentemente mi piace propormi come “coach alimentare”, perché ancora oggi si fa fatica a capire o ad accettare che si può aver bisogno di un aiuto esterno. Nell’immaginario collettivo lo psicologo è ancora quello che “cura i matti” ed è quindi visto in maniera negativa.

È per questo che il Metodo Integrato viene proposto sotto forma di corso. Un corso grazie al quale apprendere come mangiare in modo corretto, sia dal punto di vista strettamente nutrizionale che da quello psicologico ed emozionale, in modo tale da ottenere un supporto indiretto, certamente non tradizionale, ma comunque valido.

Medici nutrizionisti o dietologi prescrivono diete, danno alcuni consigli e propongono un controllo ad un mese… e voi siete lì con tante belle pagine, ma “soli” ad affrontare le insidie, i dubbi e le difficoltà.

Se fosse facile intraprendere una dieta e seguirla, non ci sarebbero così tante persone obese o in sovrappeso che ad ogni fallimento si sentono sempre più inadeguate e sconfitte. Con il mio Metodo io partecipo in modo attivo, specie nei primi giorni, alle scelte, alle difficoltà e alle cadute. Analizzo gli schemi mentali che sottostanno alle azioni, ai dubbi e utilizzando le risorse delle persone, propongo soluzioni nuove per affrontare responsabilmente i cambiamenti: insomma la persona non si sente sola, ma può contare su un punto di riferimento.

A differenza di altri operatori, personalmente preferisco utilizzare il contatto ed il controllo del cibo, quello che generalmente si definisce in modo errato e frustrante “dieta”, come strumento e non come fine: riuscire ad imporsi un corretto approccio alimentare significa anche inserirlo in un contesto più ampio di stile di vita, di organizzazione e riordino di pensieri e sensazioni. Mi piace pensare ad una alimentazione equilibrata/controllata, legandola al concetto assolutamente rivoluzionario di una scelta in positivo che interagisce con tutti gli aspetti del nostro vivere quotidiano e promuove profondi cambiamenti. In realtà mi interessa solo marginalmente cosa mangiate.

Nella concezione classica invece si pensa a “fare una dieta” imponendosi enormi sacrifici per una settimana, un mese o più, per poi tornare a fare le stesse cose che si facevano prima e trovarsi un bel giorno ad aver recuperato i chili perduti con tanto di interessi.

Un’alimentazione sana va inserita in uno stile di vita corretto altrimenti è una forzatura, e prima o poi l’impegno si esaurisce, s’interrompe con grosse ripercussioni sul fisico (che fa sempre più fatica a smaltire i chili accumulati) e per la psiche, che ogni volta si ritrova l’autostima nel baratro.

Durante il mio percorso professionale ho raccolto centinaia di informazioni e grazie al confronto con le persone che si sono affidate a me ho potuto intraprendere la strada per sviluppare il mio Metodo.

Il Metodo è sempre in aggiornamento, perché continuano a crearsi situazioni nuove che impongono variazioni e diversi punti di vista: nuove scoperte scientifiche che sostituiscono le precedenti, la diffusione delle intolleranze alimentari, il crescendo di uno stile di vita sempre più dinamico e competitivo che innalza a dismisura i livelli di stress ed insoddisfazione, le incertezze economiche e lavorative, l’aumento di persone che scelgono il biologico o fanno la scelta di vita vegetariana o vegana.

Il Metodo Integrato non è un vestito a taglia unica per tutte le stagioni che può essere indossato da chiunque in qualsiasi momento, bensì è qualcosa da adattare ed è in continua evoluzione. Non è un modello statico, ma dinamico.

Alcuni consigli utili per una persona possono risultare inadatti per un’altra, questo perché non siamo tutti uguali e non abbiamo gli stessi strumenti di comprensione, i tempi di apprendimento sono diversi anche se a volte alcune problematiche si presentano in modo simile. Le storie ed i vissuti delle persone rappresentano un’infinita varietà, quindi non è possibile proporre un unico modello valido per tutti, ma sicuramente una cosa vi accomuna: la mancanza di amore verso voi stessi.

Questo sarà un argomento focale del programma: imparare a prendervi cura di voi stessi e trovare il modo di valorizzarvi, anche attraverso semplici consigli di look e stile.

In questa sede inoltre saranno indicati i principi base della scienza dell’alimentazione, proposti in sostituzione di concezioni errate molto diffuse e radicate. A volte si è assolutamente certi di aver fatto scelte light, oppure di aver mangiato in modo corretto ed in giuste porzioni, ed invece non è così. La tradizione culinaria italiana è spesso ricca di errori, nutrizionalmente parlando, perché nata principalmente nell’immediato dopoguerra, quando le brave mamme italiane riuscivano a sfamare tante bocche avendo a disposizione spesso ben poco. Ma quel tipo di alimentazione oggi non può essere riproposta alla lettera, va rivisitata.

Analizzeremo le situazioni psicologiche più comuni che portano ad un aumento di peso, tra queste ognuno potrà riconoscere almeno parte della propria esperienza ed avere la possibilità di fare dei cambiamenti. Se siete curiosi di mettervi alla prova e volete intraprendere un cammino responsabile nella vostra vita continuate a leggere: io vi accompagnerò.

Cap. 1 - Dimagrire è una questione di… testa

Mai come in questo periodo storico ci siamo trovati di fronte a tanta confusione: basta pensare alla politica, agli stili di vita, alle disparità sociali. Nel mio ambito d’intervento, che riguarda il comportamento alimentare, siamo subissati da continui input discordanti. Da una parte il fiorire di siti, blog, programmi televisivi e riviste salutistiche, dall’altra le immagini di donne filiformi ben diverse dalla realtà, la pubblicizzazione di diete o pillole miracolose piuttosto che dell’aceto che scioglie i grassi e perfino la proliferazione di messaggi che inneggiano all’anoressia.

Nel mio lavoro quotidiano posso confermare che la presunta informazione non c’è, si tratta nella maggior parte dei casi di nozioni confuse e distorte. Vengono perpetuati comportamenti alimentari errati da parte di genitori, insegnanti, da parte di professionisti di alto livello e comuni lavoratori, di bambini ed anziani: insomma non si salva nessuno o… quasi.

Spesso mi trovo di fronte a persone normopeso che in realtà soffrono di gravi disturbi del comportamento alimentare, che hanno un vissuto altalenante verso il corpo, a volte amato a volte odiato, accompagnato dalle inevitabili alterazioni del peso. La gran parte delle persone ha effettivamente qualche chilo di troppo dovuto proprio agli squilibri alimentari e alla mancanza di movimento e come l’INRAN (Istituto Nazionale per gli Alimenti e la Nutrizione) ha evidenziato, tocchiamo cifre preoccupanti riguardanti l’obesità che non risparmia neanche le fasce infantili.

Poiché svolgo lavoro di formazione ed informazione, vorrei fare alcune raccomandazioni a chi sta cercando di dimagrire, onde evitare che si perda nel marasma e riesca a fare scelte consapevoli nell’offerta proposta: se il tuo obiettivo è la perdita di peso e fino ad oggi puoi aver trovato difficoltà nel raggiungere la tua meta, è perché ti sei focalizzato esclusivamente sulle informazioni riguardanti l’alimentazione, senza prendere in considerazione la variabile più importante: la tua mente.

Mi indirizzerò più direttamente ad un pubblico femminile, perché è quello che risulta più rappresentativo nella mia pratica clinica, ma i signori maschi non si sentano esclusi… leggete fino in fondo: i consigli e le riflessioni che propongo sono utili anche a voi!

Cap. 2 - Perché è difficile seguire una dieta

È sotto gli occhi di tutti: le patologie alimentari sono sempre più frequenti e questo per tanti fattori. Ne vorrei mettere in evidenza alcuni: l’abbondanza di cibo, la sua facile reperibilità ed i messaggi discordanti dei mass media.

Credo che sia inconfutabile che le nostre dispense ed i nostri frigoriferi abbondino di cibo, spesso surgelato o precotto, ed altrettanto inconfutabili sono i messaggi con i quali veniamo bombardati e che propongono figure, sia maschili che femminili, di successo nel lavoro, nella famiglia, nel sesso ecc. sempre allegre, spensierate e magre.

Contemporaneamente, siamo subissati da immagini di cibi precotti, ipercalorici che si scontrano con tutti quelli ipocalorici e light. Ne consegue una grande confusione negli atteggiamenti che riguardano il cibo e vi assicuro che nessuno di noi è immune da certi meccanismi. Tutti, in misura più o meno grave, siamo condizionati nelle nostre scelte da certi messaggi pubblicitari.

Se ne parla più spesso sotto il profilo femminile, non perché gli uomini siano immuni a queste patologie, ma perché sono le donne quelle che più frequentemente chiedono un aiuto, rivolgendosi ad uno specialista. Quindi la casistica delle problematiche alimentari è rappresentata in massima parte dalla fascia femminile e solo in misura minore da quella maschile. Limitandomi alla mia casistica personale, il rapporto tra uomini e donne è 10 a 1.

Vorrei ora segnalare alcuni dati epidemiologici per farvi comprendere l’importanza del problema. Le malattie croniche, cui l’obesità contribuisce a volte in modo determinante, uccidono ogni anno quasi il 60% dei 56,5 milioni di morti all’anno, e costituiscono il 45,9% del carico totale mondiale di malattie. Si può dire, vista la prevalenza dell’obesità in molte parti del mondo, che ci si trova di fronte ad una vera e propria epidemia globale di sovrappeso e obesità, una “globesità”. Nel nostro Paese i dati sono preoccupanti: 4 milioni di persone adulte sono obese e circa 16 milioni sono in sovrappeso. Negli ultimi 15 anni l’incremento del sovrappeso è stato pari a 9,8 punti percentuali negli uomini e di 4,9 punti percentuali nelle donne; l’obesità è aumentata rispettivamente di 3,1 punti percentuali negli uomini e di 2,1 punti percentuali nelle donne.

È importante notare che i tassi relativi al sovrappeso e all’obesità quasi si triplicano nelle classi di età sopra i 45 anni, laddove il fenomeno è più evidente negli uomini.

La classe di età che mostra i valori più elevati è quella dei 65-74 anni che raggiunge circa il 70% negli uomini quando si cumulano i tassi di sovrappeso e di obesità. Un valore questo molto preoccupante considerate le patologie che spesso si presentano in questa fase della vita.

In Italia, il sovrappeso e l’obesità rappresentano un problema grave per la popolazione oltre i 35-40 anni di età, mentre per la popolazione giovane la situazione non sembra ancora allarmante.

Inoltre, è ben chiara l’esistenza di differenze geografiche nella distribuzione del sovrappeso e dell’obesità: al Sud e nelle Isole si riscontrano i tassi totali più elevati (35,1-39,0% di sovrappeso e 11,3-11,6% di obesi), mentre nel Nord Ovest si osservano le percentuali più basse (30,6% di sovrappeso e 8,5% di obesi). Continua però a persistere l’alto tasso di obesità negli uomini del Nord Est, riscontrato anche nelle precedenti indagini. L’obesità non risparmia neanche le fasce dell’infanzia.

La quota di bambini e adolescenti in sovrappeso è pari a circa il 20%, mentre è più o meno del 4% la quota di obesi. Il fenomeno è prevalente tra i 6 e i 13 anni dove la percentuale dei soggetti in sovrappeso sale al 25% mentre gli obesi superano il 5%.

Tra gli adolescenti il dato complessivamente si dimezza: il 13% circa degli adolescenti, infatti, è in sovrappeso e l’1% obeso. Il fenomeno è generalmente più diffuso tra i maschi. È sorprendente notare che già in età prescolare (2-6 anni) i tassi sono molto elevati, con una differenza tra il Nord del paese e il Sud, dove gli stessi tassi di sovrappeso e di obesità sono più alti.

Dati alla mano, il problema “dieta” è molto diffuso ed è di pubblico dominio, ma per spiegare l’origine delle difficoltà che vengono riscontrate nel seguire una dieta è necessario fare qualche accenno ai disturbi alimentari.

Anche se non appartieni a nessuna delle categorie che andrò ad elencare, sicuramente noterai degli atteggiamenti più o meno marcati che ti faranno capire qualcosa di più su di te e sul rapporto che hai con il cibo.

A seconda del comportamento alimentare e della corporatura dell’individuo, i disturbi alimentari vengono suddivisi in tre grandi categorie: anoressia, bulimia e obesità.

L’anoressia è caratterizzata dalla riduzione volontaria della assunzione di cibo che, in certi casi, può portare a uno stato di dimagrimento letale. I soggetti anoressici, con la loro apparente fragilità, il loro corpo sfinito e consunto, suscitano un senso a metà tra la pietà e l’ammirazione, a volte di ribrezzo, comunque sempre di stupore. Un soggetto anoressico ha sempre un che di inavvicinabile ed è come se dicesse: “Io sono più forte di voi, mi sento superiore”.

Si parla, invece, di bulimia quando esiste uno smodato bisogno di mangiare, patologico e condizionato psichicamente. Di norma, alla fine dell’attacco di fame, il bulimico vomita quasi tutto quanto ha ingerito ed è quindi in grado di conservare pressoché inalterato il proprio peso. Una donna bulimica appare perfetta, severa, arrogante, fredda, distaccata. Anch’essa suscita ammirazione, e anche a lei non è facile avvicinarsi. È un tipo razionale, giudizioso, cerebrale, una persona dalla quale non si vorrebbe essere giudicati. Nessuno sospetterebbe che lei, la perfetta, si rimpinza fino a non poterne più e poi vomita. È il suo segreto, per nulla al mondo lo rivelerebbe. Tale segreto la rende intimamente sola, in quanto è qualcosa che non può condividere. Esteriormente appare forte, ma come sia dentro nessuno lo sa.

Di norma la fame smodata, condizionata a livello psicologico, conduce all’obesità quando l’eccessiva quantità di cibo ingerita non viene espulsa dall’organismo o viene espulsa raramente.

La donna obesa è costantemente oppressa dall’idea di dover dimagrire. È avvolta da una spessa barriera, uno strato isolante che lei stessa ha costruito tra sé e gli altri.

Sebbene in apparenza questi tre disturbi appaiano diversi, producono lo stesso risultato: creano distanza. L’anoressica si erge psicologicamente su tutti gli altri, i deboli; la bulimica offre agli altri un’immagine di sé diversa dalla realtà, una sorta di finta facciata; l’obesa costruisce attorno a sé una impenetrabile barriera protettiva.

Sintomi fisici e psiche sono correlati in modo tale che è presente nel sintomo ciò che è assente a livello di coscienza.

La donna anoressica è orgogliosa di tenere così bene in pugno il proprio organismo e i propri bisogni. A livello psichico, tuttavia, le manca questa autonomia: non è indipendente né in grado di decidere per sé e teme di perdere questo controllo faticosamente conquistato.

La donna bulimica accetta solo la propria immagine perfetta e rifiuta il vero Io, che quasi nemmeno conosce e di cui teme il manifestarsi. A causa della bulimia concede troppo poco spazio alla propria personalità, che quindi deve trovare uno sbocco a livello fisico. Ciò che le manca coscientemente è la accettazione di sé, la capacità di fare posto al proprio vero Io.

La donna grassa, obesa, si isola facilmente grazie alla sua barriera protettiva, non riuscendo a farlo a livello psichico. Ci sono donne che dopo aver perso venti chili, tornano a ingrassare rapidamente, perché sono incapaci di sopportare l’interesse suscitato dal loro nuovo aspetto. All’improvviso uomini e donne si comportano con loro in modo totalmente diverso e questo le terrorizza, perché sono prive della loro barriera protettiva.

Tra anoressia, bulimia e obesità esistono più affinità che differenze. Non è casuale che una donna diventi anoressica piuttosto che bulimica: la malattia è il risultato della propria storia individuale.

Le radici affondano nelle primissime fasi dell’alimentazione, nell’appagamento del bisogno del lattante. Le persone che soffrono di disturbi alimentari non hanno ricevuto soltanto troppo poco: spesso il cibo, la protezione, l’accettazione non sono stati dati quando venivano richiesti, ma quando l’adulto riteneva giusto concederli. Costoro non credono di poter mai ricevere abbastanza e soprattutto nel momento in cui lo desiderano.

Generalizzando, si può affermare che le donne (e verosimilmente anche gli uomini) con alterazioni nel loro controllo dell’appetito non sono così autonome e indipendenti come vorrebbero apparire. Sono persone che non amano il proprio vero Io e che non riescono a formulare richieste o rifiuti per paura di non essere più amati.

Servendosi della distanza evitano che gli altri si avvicinino. Hanno paura del contatto in tutti i sensi. Toccare qualcuno significa anche commuoverlo. La commozione implica emozione, debolezza, perdita di controllo, lacrime, umiltà. Non si può essere freddi, orgogliosi e superiori quando si è commossi, emotivamente coinvolti. Allorché ci si trova in tale condizione, qualcosa si mette in moto, è come una valanga che comincia a rotolare: tutti i bisogni insoddisfatti e interiormente celati vengono risvegliati.

Con il bisogno incoercibile di mangiare o la negazione del cibo vengono messe a tacere le emozioni, e questo è certamente più sicuro che lasciarsi andare o essere trascinata.

Le donne che soffrono di disturbi alimentari hanno bisogno di distanza proprio per non essere viste come in realtà sono: fragili, bisognose, con il terrore di essere respinte e di non avere ciò che desiderano. Convinte come sono che la possibilità di ricevere un poco di amore, di affetto dipenda dalla capacità di essere “abbastanza brave”, tentano di diventare come credono di dovere essere per meritarsi l’amore: utili, forti, affidabili, intelligenti e altre cose ancora.

Se qualcuno supera la barriera protettiva e le vede come sono in realtà, si mostrano assalite dal terrore di essere rifiutate, abbandonate. La situazione, purtroppo, è ancora più complessa: infatti, le persone affette da questi disturbi hanno anche paura che i propri bisogni possano essere soddisfatti da qualcuno e che possa quindi crearsi un legame di dipendenza.

Un’eventuale perdita di questo “qualcuno” sarebbe per loro ben più duro da sopportare che lo stato di privazione preesistente. I sintomi rappresentano anche vie di fuga, vie di fuga dalla vita.

Nelle storie delle donne che ho incontrato in questi anni si ritrovano frequentemente situazioni molto simili fra loro. Si tratta spesso di bambine indesiderate e poco amate che cercano di rendersi utili in famiglia per avere in cambio un po’ di amore e riconoscimento.

Si adattano cosi bene alle richieste che alla fine non sanno più cosa sia un bene per loro. Quando lasciano la casa dei genitori continuano a seguire questo modello e si fanno in quattro per gli altri. Però spesso accade che più si è disponibili e più le persone fanno richieste sempre più pressanti. Da adulte sono spesso colleghe precise, affidabili, puntuali, madri o figlie sempre pronte al sacrificio, partner disponibili spesso sfruttate da chi sta attorno.