Da questo momento - Debra Clopton - ebook
Opis

Ferita da un matrimonio fallito e dall’infrangersi dei suoi sogni, Cali Sinclair torna a casa a Windswept Bay col cuore colmo di sospetto e chiuso all’idea di quel vero amore che un tempo desiderava disperatamente. Decisa a non mettere mai più a rischio i propri sentimenti, si getta a capofitto nella conduzione del piccolo boutique resort della sua famiglia sulla costa della Florida, un luogo così romantico da ricordarle ogni giorno tutto ciò che non avrà mai. Ma quando, un giorno, il famoso artista Grant Ellington si presenta per dipingere un murale su una parete del resort, Cali viene colta alla sprovvista dalla sua violenta reazione all’artista. All’improvviso, ogni volta che lui la guarda, Cali trova più difficile di quanto avrebbe creduto possibile proteggere il proprio cuore. Grant Ellington ama il suo ranch, i suoi cavalli e la sua vita di artista famoso. Ma dopo essere sopravvissuto a un incidente aereo che ha ucciso il suo migliore amico e il loro giovane pilota, è ancora afflitto dalla sindrome del sopravvissuto quando parte alla volta di Windswept Bay. Dipingere un murale marittimo al resort doveva essere, in origine, un favore fatto a un vicino, ma basta un incontro con la bella Cali perché Grant si senta di nuovo vivo… e deciso a trascorrere del tempo sulle spiagge baciate dalla luna con lei tra le braccia… Ma, come lui, anche Cali si porta dentro delle cicatrici. Riusciranno i due a dare fiducia all’amore che scoppietta tra di loro e a ricominciare Da questo momento? Windswept Bay  1. Da questo momento 2. Da qualche parte con te 3. Con questo bacio 4. Adesso e per sempre 5. Aspettando L’amore  

Ebooka przeczytasz w aplikacjach Legimi na:

Androidzie
iOS
czytnikach certyfikowanych
przez Legimi
Windows
10
Windows
Phone

Liczba stron: 205

Odsłuch ebooka (TTS) dostepny w abonamencie „ebooki+audiobooki bez limitu” w aplikacjach Legimi na:

Androidzie
iOS

Table of Contents

DA QUESTO MOMENTO

Da Questo Momento

Capitolo Uno

Capitolo Due

Capitolo Tre

Capitolo Quattro

Capitolo Cinque

Capitolo Sei

Capitolo Sette

Capitolo Otto

Capitolo Nove

Capitolo Dieci

Capitolo Undici

Capitolo Dodici

Capitolo Tredici

Capitolo Quattordici

Capitolo Quindici

Capitolo Sedici

Capitolo Diciassette

Capitolo Diciotto

Capitolo Diciannove

Altri Volumi Della Serie Di Windswept Bay

L’autrice

Copyright

 

 

 

DA QUESTO MOMENTO

Windswept Bay: Volume Uno

 

 

 

DEBRA CLOPTON

Da Questo Momento

 

 

Ferita da un matrimonio fallito e dall’infrangersi dei suoi sogni, Cali Sinclair torna a casa a Windswept Bay col cuore colmo di sospetto e chiuso all’idea di quel vero amore che un tempo desiderava disperatamente. Decisa a non mettere mai più a rischio i propri sentimenti, si getta a capofitto nella conduzione del piccolo boutique resort della sua famiglia sulla costa della Florida, un luogo così romantico da ricordarle ogni giorno tutto ciò che non avrà mai. Ma quando, un giorno, il famoso artista Grant Ellington si presenta per dipingere un murale su una parete del resort, Cali viene colta alla sprovvista dalla sua violenta reazione all’artista. All’improvviso, ogni volta che lui la guarda, Cali trova più difficile di quanto avrebbe creduto possibile proteggere il proprio cuore.

 

Grant Ellington ama il suo ranch, i suoi cavalli e la sua vita di artista famoso. Ma dopo essere sopravvissuto a un incidente aereo che ha ucciso il suo migliore amico e il loro giovane pilota, è ancora afflitto dalla sindrome del sopravvissuto quando parte alla volta di Windswept Bay. Dipingere un murale marittimo al resort doveva essere, in origine, un favore fatto a un vicino, ma basta un incontro con la bella Cali perché Grant si senta di nuovo vivo… e deciso a trascorrere del tempo sulle spiagge baciate dalla luna con lei tra le braccia…

 

Ma, come lui, anche Cali si porta dentro delle cicatrici. Riusciranno i due a dare fiducia all’amore che scoppietta tra di loro e a ricominciare da questo momento?

Capitolo Uno

 

 

L a turbolenza faceva tremare al tempo stesso l’aereo e i nervi di Grant Ellington. Affondando le dita nel bracciolo del sedile, Grant fissò fuori dal finestrino e si concentrò sull’acqua color topazio sotto di loro mentre cercava di ignorare il battito martellante del suo cuore. Il che non era facile, considerato che quello era il suo primo volo dopo essere sopravvissuto a un incidente aereo sei mesi prima. Un incidente dal quale lui era uscito vivo e due altri uomini no. Due bravi uomini.

Grant appoggiò la testa al sedile e chiuse gli occhi. Gli doleva il cuore. Aveva perso il suo miglior amico, David, quel giorno, e la giovane moglie del pilota dell’aereo a noleggio aveva perso il marito. Entrambi gli uomini erano stati brave persone ed erano morti, mentre Grant se l’era cavata quasi senza un graffio.

Era difficile per lui capirlo. Difficile capire perché lui fosse sopravvissuto e loro no.

Il 747 sballottato dalla turbolenza piegò il muso verso il basso. La bocca di Grant si asciugò quando il ricordo del fulmine che aveva colpito il piccolo aereo preso a nolo mentre si apprestava all’atterraggio esplose in un flashback; ancora non aveva superato l’esperienza e non sapeva se ci sarebbe mai riuscito.

Sei infiniti mesi ed era ancora intorpidito e frastornato dalla perdita degli altri due passeggeri. Le loro morti lo tormentavano a ogni momento del giorno e per la maggior parte delle sue notti insonni.

All’improvviso, l’enorme 747 ebbe un violento sobbalzo e il cuore di Grant andò a schiantarsi contro le costole. “Ci mancava pure questo,” borbottò. Fissò fuori dal finestrino di prima classe mentre il paesaggio su cui volava l’aereo passava dall’acqua blu alla terra e dita gelide gli laceravano le interiora. “Dov’è la stramaledetta pista di atterraggio?” ringhiò.

“Va tutto bene, caro.”

Il dolce, frusciante accento del Sud lo colse alla sprovvista. Si voltò e vide un’anziana, minuscola signora nel sedile accanto a lui, sveglia, che gli sorrideva con aria gentile. Aveva trascorso il viaggio a russare pacifica. Ora gli aveva appoggiato una mano fragile sul polso e gli stava accarezzando con dita calde la pelle umidiccia. Grant la guardò perplesso; era sicuro di avere l’aria di un cervo immobilizzato davanti alla luce dei fari di un’auto. Ordinò al suo cuore di smettere di correre all’impazzata e all’attacco di panico di cessare. Col senno di poi, rimpiangeva di non aver comprato anche il biglietto per il posto accanto, in modo da evitare di avere testimoni della sua crisi isterica.

Ma no, l’anziana lo osservava con occhi gentili… o, più probabilmente, colmi di compassione.

Lui detestava la compassione.

La situazione era particolarmente umiliante: il precedente russare della donna aveva indicato che non fosse minimamente in ansia per il viaggio.

L’anziana continuò ad accarezzargli con le dita la pelle umida. “Lei suda come un impianto di irrigazione. Ho una sorella che ha paura di volare; per lei è lo stesso. Quando arriviamo alla fine del viaggio, bisognerebbe strizzarla.”

Grant ebbe compassione dell’altra donna, a cui toccava viaggiare accanto all’imperturbabile sorella. Si massaggiò le rughe tra gli occhi. Non importava che lui fosse sopravvissuto a un disastro; il fatto che l’anziana sapesse che era terrorizzato era comunque demoralizzante.

La donna sporse il viso verso di lui; nella direzione di Grant giunse un vago profumo di gardenie. “Personalmente, volare non mi dà fastidio, ma ho sempre detestato l’atterraggio, per cui non si senta in imbarazzo,” disse, come se gli avesse letto nel pensiero. “A ogni modo, dico le mie preghiere ogni volta che il pilota chiede di prepararci all’atterraggio, dopodiché mi affido a Dio. È un toccasana meraviglioso per i nervi.”

Grant strinse gli occhi. Evitò di farle notare che la signora aveva dormito quando il pilota aveva annunciato di prepararsi all’atterraggio e che, di conseguenza, questa volta non aveva detto le sue preghiere. L’aereo tremò e subito la mano dell’anziana, dalla presa sorprendentemente salda, afferrò l’avambraccio di Grant e lo strinse. Lui fissò lo sguardo negli occhi della donna.

Lei sorrise e passò la mano sui muscoli tesi di Grant. “Non mi vergogno a dire che mi sento meglio sapendo che anche un uomo grande e forte come lei ha paura degli atterraggi.” Lo guardò con aria innocente da dietro gli occhiali. “Anche mia sorella si sentirà meglio sapendolo.”

“Grazie.” Credo. Grant fece una smorfia che somigliava a un sorriso e si disse che, certamente, l’anziana aveva cercato di farlo sentire meglio, non peggio rispetto a cinque minuti prima.

“Oh, il piacere è tutto mio.” La mano dell’anziana si spostò sul bicipite di Grant e i suoi occhi si sgranarono. “Le sue braccia sembrano tronchi d’albero,” disse con una pronuncia strascicata che diede uno strano suono alla parola ‘albero.’ “Lavora per caso in un ranch?”

Come faceva a saperlo? “Diciamo così,” riuscì a rispondere Grant nonostante il groppo alla gola, lieto di essere riuscito a usare un tono di voce normale. In verità, sebbene possedesse un piccolo ranch, lui aveva dato in affitto i suoi pascoli al suo vicino, Cam Sinclair, dandogli modo di portare il bestiame nelle sue terre. Era un accordo vantaggioso per entrambi, perché Grant era troppo impegnato con la sua arte e i suoi viaggi per allevare del bestiame e occuparsi di persona della terra. O perlomeno, era stato troppo impegnato coi suoi viaggi prima dell’incidente. Da allora non aveva più dipinto o viaggiato.

E avrebbe continuato a non farlo se non fosse stato per Cam. Era in debito con lui e pagava sempre i suoi debiti… ma quello in particolare sarebbe stato ripagato completamente entro breve.

“Ho sempre amato gli uomini con gli stivali e i jeans.” La donna strizzò con forza i muscoli tesi di Grant e tubò: “Santo cielo, che roba. Se mia nipote non fosse già sposata, le chiederei il suo numero per darlo lei. Ah… se avessi trent’anni di meno, lo chiederei per me.”

Grant fissò la vecchietta, non sapendo esattamente se e come rispondere. Cominciò a venirgli un mal di testa pulsante mentre cercava di trovare il modo per liberare il braccio dalle grinfie della vecchietta.

Guardò fuori dal finestrino proprio mentre l’aereo toccava terra. Poi tornò a fissare la donna, che aveva un’aria molto soddisfatta, mentre le ruote toccavano la pista.

La vecchietta ammiccò. “Eccoci qua. Sani e salvi.” Gli diede un ultimo colpetto al braccio prima di posare con calma le mani in grembo. “Spero che sia venuto qui per godersi il clima piacevole e le splendide acque che abbiamo sulla costa.”

Grant reagì ancora un po’ in ritardo, la tensione nel suo corpo che si allentava nell’appoggiarsi allo schienale mentre l’aereo si dirigeva verso il piccolo terminal dell’aeroporto. “Lo spero. Sono diretto oltre il ponte, a Windswept Bay.

“È davvero una splendida zona. Sotto molti aspetti, è come se il tempo laggiù si fosse fermato, ed è molto meno commerciale di St. Pete’s. Mia nipote si sposerà lì il mese prossimo, in un bellissimo piccolo resort. È lì che soggiornerà lei?”

“Sì, signora.”

“Ho sentito dire che quel famoso pittore di paesaggi marittimi verrà a realizzare uno o due dei suoi bei murali su quelle pareti. Non ricordo come si chiama, ma le sue opere sono incredibili. Faranno davvero spiccare quel semplice resort.”

Grant si trattenne appena in tempo dal ringraziare… perché il pittore a cui la donna si riferiva era lui. Non essendo particolarmente incline a rivelare la propria identità alla vecchietta che lo aveva appena visto sudare come un maiale durante l'atterraggio, tenne quell’informazione per sé.

Venti minuti dopo, recuperata la sua attrezzatura, si lasciò cadere sul sedile posteriore della berlina inviata dal resort per venire a prenderlo e, finalmente, si rilassò mentre il veicolo percorreva l’autostrada e, infine, oltrepassava il piccolo ponte che conduceva a Windswept Bay.

Appoggiò la testa al sedile e fissò il tettuccio. Aveva compiuto il primo passo.

Ora doveva solo convincersi a dipingere.

 

 

Dalle scogliere di Lookout Point, Cali Sinclair inalò il profumo salmastro dell’aria mentre faceva una pausa nella sua corsa mattutina per godersi quella splendida visuale dall’alto. Le acque azzurre della baia si estendevano sotto di lei e, in lontananza, Cali vide due delfini balzare fuori dall’acqua scintillante in una scena assolutamente perfetta. Tutta quella bellezza le toccò il cuore.

Era bello essere di nuovo alla baia.

Cali era a casa e non si sarebbe mai più lasciata convincere ad andarsene.

Quando controllò l’orologio, si rese conto di essersi soffermata più a lungo di quanto avrebbe voluto. Iniziò a scendere lungo il sentiero dissestato mentre lottava contro il nervosismo che aveva sperato di placare con la corsa. Ma no, le paturnie erano ancora lì, come il tonno lasciato il giorno prima sul piano della cucina: totalmente e assolutamente irresistibili. Sì, era nervosa e, nonostante tutto ciò che si era detta, sapeva che la causa era il fatto che mancava meno di un’ora al suo primo incontro con Grant Ellington.

Grant Ellington.

Chi non sarebbe stato nervoso?

L’arte di quell’uomo era incredibile. E lui – quell’artista così straordinario, così famoso – stava venendo lì a dipingere il resort. Cali ancora non riusciva a credere che un artista di tale calibro avrebbe realizzato il suo sogno creando tre murali sulla loro proprietà. E quei murali avrebbero fatto per sempre parte del suo impressionante portfolio. Era… era… inimmaginabile.

Era incredibile.

Da anni Cali si lasciava commuovere dalle opere di Ellington, e sebbene non avesse mai sognato che sarebbe stato possibile ingaggiarlo, erano state le sue opere a suscitare in lei il desiderio di aggiungere dei murali raffiguranti animali marini o, come avrebbe detto qualcuno, ‘vita marina’, al resort. No, non le era mai passato nemmeno per l’anticamera del cervello che il resort avrebbe avuto delle opere originali di Grant Ellington a impreziosirne i muri.

Certo, l’artista era vicino di suo fratello maggiore nel Texas, ma un’idea del genere non le era mai nemmeno passata per la mente. Tanto per cominciare, loro non potevano permettersi di commissionargli un’opera. Per cui, quando Cam l’aveva chiamata per darle la notizia, Cali era rimasta di stucco. Non aveva la minima idea di come avesse fatto suo fratello a compiere quell’impresa impossibile. Rientrando nei limiti nel budget stabilito da lei e dalle sue sorelle, per di più.

E così, presto Grant Ellington sarebbe arrivato lì. La mente di Cali era un turbine di cose da fare prima di incontrarlo. Mentre entrava nell’edificio, si distrasse organizzandole in un elenco:

Fare la doccia e cambiarsi.

Rivedere le idee per i murali che voleva sui due, forse tre muri.

Mangiare una barretta di cioccolato per, si sperava, calmare i nervi. Ma no, probabilmente non c’era tempo per quello, pensò controllando l’ora mentre girava l’angolo e andava a sbattere contro un petto maschile decisamente muscoloso. “Umpf,” grugnì. Indietreggiò barcollando e si ritrovò a fissare a bocca aperta gli occhi di un blu profondo e il viso abbronzato di Grant Ellington.

Il signor Stranamore, come l’aveva soprannominato sua sorella Shar per via dei suoi riccioli scuri alla Patrick Dempsey, il viso snello e gli occhi dallo sguardo intenso. Le si mozzò il fiato; Ellington era ancora più bello di quanto apparisse in fotografia. E lo sguardo che egli fissò nei suoi occhi era intenso come zaffiri illuminati dal fuoco.

Un paio di mani forti si strinsero sulle braccia di Cali, offrendole un sostegno fisico, ma scombinandole completamente i pensieri.

“Chiedo scusa; va tutto bene?” Nella voce profonda dell’uomo risuonavano premura e stupore.

“Scusi. Mi dispiace, signor Ellington,” rispose un attimo dopo Cali. “Va tutto bene. Ero di fretta, ma non volevo andare a sbatterle addosso. Stavo andando a fare una doccia e a prepararmi per il nostro incontro.” Santo cielo, stava farfugliando come una squinternata.

L’uomo sorrise senza il minimo imbarazzo. “Va tutto bene, Cali. Tutto a posto.”

Era così bello… Lei cercò di non fissarlo. “Come fa a sapere chi sono?”

“Grazie alle foto.” Le labbra di Ellington si curvarono verso l’alto. La lasciò andare, esitando come per accertarsi che Cali non sarebbe caduta.

“Oh,” fu tutto quello che le uscì di bocca. Nonostante l’uomo avesse mollato la presa, la sensazione delle sue mani sulla pelle rimase in lei mentre il formicolio provocato dal contatto continuava a irradiarsi attraverso il suo corpo, disarmandola.

“E per favore, chiamami Grant. O preferisci che ci diamo del lei e che ti chiami ‘signorina Sinclair’?”

“Certo che no. Grant va bene.”

“Ottimo. Quando sento dire ‘signor Ellington’, penso sempre che qualcuno stia cercando mio padre.” Grant si passò una mano tra i capelli scuri e ondulati, tagliati corti, e Cali avvertì un certo prurito alle mani.

Affari. Doveva pensare agli affari, non al formicolio. Si schiarì la voce. “Di quali foto stavi parlando?”

“Cam ha parecchie foto di famiglia appese alle pareti del suo ranch.”

“Ah, giusto. Il check-in è andato bene?”

“Benissimo. Stavo per andare a fare una passeggiata per la proprietà, in modo da farmi un’idea dell’ambiente circostante. Sarei felicissimo se tu potessi venire con me.”

Cali abbassò lo sguardo sull’abbigliamento sportivo che indossava. “Sono appena tornata da una corsa. Devo proprio cambiarmi.”

“A me sembri perfetta. Non devi cambiarti per me. Che ne dici? Comodo io, comoda tu.”

Grant Ellington indossava una maglietta, dei pantaloncini e un paio di scarpe da barca. Sembrava proprio uno dei turisti che soggiornavano al resort. Un paio di occhiali da sole Oakley se ne stava appoggiato in mezzo ai suoi riccioli scuri. I capelli gli arrivavano al collo e avevano una sfumatura e una consistenza profonde. Perfetti per passarci le dita in– Cali arrestò i propri pensieri vagabondi, ricordandosi con fermezza di non avere il minimo interesse a passare le dita nei capelli di quell’uomo o di chiunque altro, al momento. E forse mai più.

Aveva già avuto il suo battesimo del fuoco e non desiderava ripetere l’esperienza.

Nemmeno se l’esperienza in questione era allettante come Grant Ellington. Allora perché stava avendo quel dialogo interiore? Quell’uomo voleva semplicemente dare un’occhiata al resort assieme a lei.

“Quello che hai addosso è perfetto per farmi fare un giro,” proseguì Grant quanto lei esitò. “Per realizzare i murali devo prima vedere l’ambiente circostante.”

“Ma certo. Scusa.” Cali era accaldata e sudata, ma – ricordò a se stessa – non era sua intenzione far colpo su Grant, se non col modo in cui aveva immaginato i murali del resort.

“Fantastico.” Grant le passò lo sguardo sul viso, come se ne stesse memorizzando i lineamenti.

Che assurdità. Perché mai avrebbe dovuto fare una cosa del genere? E perché il battito del cuore di Cali stava saltellando come lapilli che piovevano da una scogliera? Ma soprattutto, come mai non riusciva a distogliere lo sguardo da lui?

All’improvviso, Grant sbatté le palpebre e i suoi occhi misero a fuoco; era come se si fosse appena ripreso da un momentaneo stordimento. Le sorrise con fare quasi esitante. “Allora, da dove cominciamo?”

 

Capitolo Due

 

 

“Ti mostro quello su cui lavorerai.” Cali fece strada nella zona principale del piccolo resort, decisa a scrollarsi di dosso la sua reazione da fangirl.

Si concentrò sull’ampio spazio che correva dall’ingresso posteriore del cortile fino alla parte anteriore del resort, dove si trovava la reception. Una serie di posti a sedere colmava il lungo e ampio spazio tra l’ingresso e l’uscita. Una lunga scala a chiocciola di legno scuro e lucido saliva fino al secondo piano, dove si trovavano gli uffici. Vicino alla parte anteriore della lobby c’era un muro alto sei metri sul quale Cali immaginava un’onda oceanica, con sfumature cangianti di acqua blu e azzurra che scintillavano alla luce del sole. Ma sebbene lei riuscisse a visualizzare quell’opera, all’atto pratico le sue capacità di pittrice erano poco più che infantili. Non sapeva nemmeno come si facesse a dipingere un muro.

“Questo è uno degli spazi che spero tu dipingerai.” Spostò lo sguardo dalla parete bianca a Grant. L’uomo si appoggiò le mani sui fianchi snelli e studiò per un momento il muro prima di guardarsi attorno.

“Bella stanza. Dov’è il prossimo muro?”

Tutto lì? “Beh, pensavo che avremmo parlato un po’ di quello che vorrei qui.”

“C’è anche una parete esterna, giusto?”

“Sì, ma su questa vorrei un po’ di spiaggia e, soprattutto, un’enorme on–”

“Preferirei vedere tutti gli spazi prima di decidere cosa voglio dipingere. E vorrei farmi un’idea dell’intera serie prima di scendere nel dettaglio delle singole opere.”

“Ma io so quello che voglio–”

“Cam non ti ha spiegato che io dipingo solo ciò che mi suggerisce l’ispirazione?”

Cali esitò. “Ecco, no.” Le cose non stavano andando come lei aveva immaginato. “Mio fratello ha trascurato di menzionare questo dettaglio. Che io sappia, perlomeno.”

Cam non era il tipo da dimenticarsi le cose. Di conseguenza, Cali sapeva che, se aveva omesso quel dettaglio, lo aveva fatto di proposito. Suo fratello sapeva che lei aveva delle idee riguardo alla decorazione di quei muri.

“Non è da lui.”

Cali rivolse all’uomo un sorriso sottile. “Già.” A meno che non lo avesse fatto apposta. Cosa aveva in mente suo fratello?

“Tu sei d’accordo? Dovrai fidarti di me.”

No che non era d’accordo. Per niente. Aveva perso l’equilibrio interiore nel momento stesso in cui lei e Grant si erano conosciuti e aveva la sensazione di essere prossima a cadere in un precipizio. E poi, la fiducia… oh, fidarsi era difficile per lei, anche se si trattava solo di qualche dipinto. “Va bene,” mentì, perché non poteva dirgli cosa le stava passando davvero per la testa. Fece per menzionare le sue idee, ma poi si ricordò che Grant avrebbe lavorato per una frazione del suo normale onorario. Coi pensieri in tumulto, disse l’unica cosa sicura che le venne in mente: “Proseguiamo il giro, allora.”

Fece strada fino alla spiaggia. “Dovrai fidarti di me.” Un’affermazione piuttosto comune, ma dal significato più profondo di quanto pensassero in molti. Soprattutto per una persona come lei.

Si disse che quello non era il suo ex e che doveva perdere il vizio di giudicare gli uomini come se fossero stati Paul. Il solo pensiero del suo ex la disgustava.

Grant non poteva sapere che, per lei, quella di fidarsi di un uomo che non fosse suo padre o uno dei suoi fratelli era una richiesta difficile da esaudire. Ma si trattava di un problema irrazionale, che Cali alla fine avrebbe dovuto risolvere.

Cominciando immediatamente. Se non fosse riuscita a fidarsi di Grant Ellington, il progetto sarebbe stato condannato al fallimento.

Come far funzionare le cose?

Cam si sarebbe arrabbiato con lei. Le aveva spiegato la situazione che viveva Grant. Cali sapeva che l’uomo era stato colpito da una disgrazia terribile quando l’aereo sul quale volava era precipitato nei pressi della pista di atterraggio. Su quell’aereo c’erano tre uomini, e lui era stato l’unico a sopravvivere. Cam le aveva detto che Grant ne era rimasto duramente sconvolto. Lei stessa aveva vissuto un’esperienza orribile durante il suo brutto divorzio, che si era trascinato a lungo.

Cam le aveva detto in confidenza di essere preoccupato per il suo amico. E che quella era la prima occasione in cui Grant viaggiava lontano da casa da quando si era verificata la tragedia. In volo, per di più. Arrivare fino al resort doveva essere stato difficile per lui.

Cali si sentì colmare dalla determinazione. Ce l’avrebbero fatta. Ci avrebbe pensato lei a far funzionare tutto.

 

 

Il viaggio in aereo aveva avuto un effetto sconvolgente su Grant. Era riuscito a calmarsi prima di arrivare al resort, ma questo non significava che avesse del tutto ritrovato la bussola. Tuttavia, Cam aveva il detto il vero quando gli aveva parlato di Windswept Bay come di un luogo carico di ispirazione, che avrebbe potuto aiutarlo a riprendere a lavorare. Dapprima Grant non era stato interessato, ma poi Cam aveva giocato la carta ‘avevi detto di essere in debito con me’.

Il che era ironico, considerato che Cam non credeva davvero che Grant gli dovesse qualcosa. Era stato Grant a insistere di ritenersi in debito; di conseguenza, Cam ben sapeva che quello sarebbe stato il modo migliore per spingerlo a darsi una mossa.

Una sera, Grant aveva commesso l’errore di rivelare a Cam che si sentiva morto dentro e che non credeva sarebbe mai più riuscito a provare dei sentimenti. Era stato allora che il suo amico gli aveva detto che le sue sorelle avevano preso in mano la gestione del piccolo boutique resort che apparteneva alla famiglia da generazioni. Le donne stavano apportando alcune modifiche e facendo qualche restauro, e una di loro voleva che in alcuni punti strategici fossero dipinti dei murali. Poi Cam aveva tirato in ballo il debito di Grant.

E quella era l’unica ragione per cui lui si trovava lì, ora.

Ancora non sapeva se sarebbe riuscito a dipingere.

Ma mentre seguiva l’agile Cali, rimase affascinato da lei. O forse ‘ipnotizzato’ sarebbe stato un termine più adeguato. La donna era splendida, coi capelli biondi lucenti e la pelle baciata dal sole. Quando gli era andata a sbattere contro, Grant ne aveva avvertito la morbidezza tra le braccia; l’aveva circondata con esse e aveva avuto non poche difficoltà a lasciarla andare.

Gli era difficile concentrarsi. Probabilmente Cali pensava che avesse qualche rotella fuori posto, ma dopo mesi di insensibilità interiore, quando l’aveva guardata negli occhi, Grant si era sentito vivo.

E l’esperienza si ripeteva ogni volta. Dovette costringersi a non fissarla. Cali era come un’opera d’arte in embrione; il suo era un viso fatto per essere dipinto.

Ma era nervosa. Scossa, addirittura. E la colpa era di Grant.

Anche lei aveva avvertito le scintille, forse? O c’era dell’altro?

Cam gli aveva detto che una delle sue quattro sorelle era uscita da un divorzio molto brutto. Era difficile associare un nome a quel racconto, perché lui e Cam parlavano soprattutto di faccende legate ai rispettivi ranch; ma mentre frugava tra i ricordi, Grant era quasi certo che fosse stato il nome di Cali quello che Cam aveva menzionato riguardo al divorzio.

Mentre attraversavano il cortile, non riuscì a non prendere atto della bellezza dell’ambiente circostante, pieno di fiori tropicali e sentieri lastricati. Grant concentrò l’attenzione sull’ambiente, distogliendola da Cali. “È un posto molto bello.”

“Anche io e le mie sorelle siamo d’accordo. Ma posso solo immaginare i posti mozzafiato in cui tu devi essere stato e dove devi aver lavorato. Il nostro piccolo resort, probabilmente, non è nulla al confronto.”

“Ti sbagli. Non ti piace il tuo resort?”

“Lo adoro, ma ha le sue mancanze se lo confronti con quelli più prestigiosi. Ho visto i posti che ti hanno commissionato dei murali.”

“E ora il vostro resort è uno di essi. Mi piace quest’atmosfera accogliente e raccolta. Alcuni resort sono troppo grandi e pretestuosi. Il giardino, qui, è fantastico.”

“Sono d’accordo. È mia sorella Jillian la responsabile dell’architettura del paesaggio. Sarà felice di sapere che il suo lavoro ti è piaciuto. La considero un’artista del giardinaggio e sono una grande ammiratrice del suo talento. Certo, è mia sorella e la proprietà del resort è anche sua, ma siamo fortunate ad averla come nostro architetto di giardini.”